Sicurezza
Famiglia dorme in un rudere
L’immobile, di proprietà delle Ferrovie, è stato murato: “sfrattata” una coppia con una bimba piccola
MOLINA DI QUOSA. Erano intervenuti convinti di dover mettere in sicurezza una casa abbandonata di proprietà delle Ferrovie, murando porte e finestre, e quindi impedire che diventasse una sede di spaccio. Ma si sono trovati di fronte a una famiglia lucchese composta da una giovane mamma con la figlia di 3 anni e il padre anch'esso molto giovane. È successo martedì mattina a Molina di Quosa, quando la ditta incaricata si è presentata al passaggio a livello sulla strada per Colognole. Qualcuno aveva segnalato alle Ferrovie che le vecchia casa del casellante era occupata. Una telefonata tempestiva, considerando che la famiglia aveva occupato lo stabile da 3-4 giorni. «Erano lì davvero da pochi giorni - racconta Luca Barbuti, consigliere comunale della lista L'Altra San Giuliano, ma in questo caso nelle vesti di testimone (è titolare del bar del paese, ndr) - talmente pochi che nella frazione quasi nessuno si era accorto della loro presenza».
La casa in questione è appunto delle Ferrovie e per tanti anni è stata assegnata a Ottorino Rindi (da tutti conosciuto come Pipi). Dopo la sua morte è rimasta vuota ma comunque in condizioni di vivibilità soddisfacenti. «Per i muratori che avevano l'incarico di murare porte e finestre non è stata operazione facile - dice ancora Barbuti -. L'umanità in quel caso cerca di prendere il sopravvento rispetto al dovere. Ma il lavoro andava fatto. Erano accompagnati da una macchina della polizia e in contatto telefonico con le Ferrovie. Appena arrivato vedo i due giovani che hanno appena spostato fuori della casa letti, materassi, mobilia di fortuna, borse e panni». Barbuti poi ci racconta un po' la storia di questi ragazzi. «Il padre lavorava nella nautica ma da tempo non riscuoteva lo stipendio. Ha deciso da pochi giorni di non andare più al cantiere e cerca di arrangiarsi. Lei proprio ieri ha ricominciato a lavorare. Alle 16 doveva essere sul nuovo posto di lavoro: quello che doveva essere un grande giorno si è trasformato in disperazione. La bimba è stata affidata alla nonna».
La notizia fa subito il giro del paese, tanto che una signora porta un po' di focaccia. I due giovani riempiono la macchina con i loro effetti e i muratori provvedono a quel punto a murare porte e finestre, coprendo però con un telo i pochi mobili e il letto rimasti fuori della casa. «Un gesto che ha dimostrato l'umanità di queste persone - aggiunge Barbuti -, forse l'unico gesto di umanità in questa storia. Mi sono subito attivato facendo un giro di telefonate; il personale delle Ferrovie, sindaco, vicesindaco, comando dei vigili. Nessuno si è negato, ma chi non sapeva, chi non pensava, chi sapeva ma non poteva fare niente». E adesso? La piccola è stata affidata alla nonna, mentre i 2 giovani hanno dormito in auto in attesa di una nuova sistemazione. Barbuti a questo punto torna nella veste di politico. «È possibile che una casa come quella da tutti conosciuta "del Pipi", ancora ospitale con luce e acqua funzionanti, mura che potrebbero render tranquilli due ragazzi e far crescere protetto un minore debba finire in poche ore murata?».
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