La manifestazione
«Da Menesini solo offese pesanti e gratuite»
Accoglienza profughi: i sindaci di Altopascio e Montecarlo replicano all’accusa di “disumanità”
LUCCA. «Disumani i sindaci che dicono no»: così il primo cittadino di Capannori Luca Menesini, in un intervento pubblicato ieri dal Tirreno, aveva apostrofato i colleghi che non volevano profughi sul proprio territorio. È il caso dei Comuni di Altopascio e Montecarlo. E la replica dei rispettivi sindaci non si è fatta attendere.
«I sindaci di sinistra – scrive il primo cittadino di Altopascio Maurizio Marchetti – quando parlano di accoglienza scomodano tutti i luoghi comuni che conoscono, bollando chi non è allineato con loro addirittura come disumano. È quello che ha fatto il sindaco di Capannori Menesini. Disumano è una accusa al limite della querela, ma non è questo il punto. Respingo assolutamente questa definizione e non mi sento certamente diverso da Menesini, che dovrebbe avere maggiore tolleranza nei confronti di chi non la pensa come lui. Non vorrei che l’essere diventato presidente di una provincia dimezzata gli abbia fatto perdere la dimensione del suo essere. Noi non accogliamo migranti per tanti motivi. Il più importante è che non vogliamo partecipare a un business che genera profitti sulla pelle di queste persone. Restando su Lucca, basta scorrere l'elenco di cooperative e degli altri "ospitanti" e sovrapporlo a quello dei sindaci del Pd e non solo per trovare diversi singolari collegamenti, che dovrebbero far capire perché c'è così tanto interesse a farne venire tanti. Questi campioni della solidarietà dovrebbero invece adoperarsi perché non ci siano più barconi rovesciati, perché le persone capiscano che qui devono venire solamente se hanno già destinazione e lavoro, perché è necessario che la comunità internazionale intervenga, perché si innalzino i livelli di vita dove queste persone stanno male e faccia cessare le guerre da dove alcuni di loro fuggono. Questa è umanità. Non è possibile vedere questi gruppi di migranti bivaccare con l'unico problema di trovare una postazione wi-fi adatta ai loro smartphone di ultima generazione, come accaduto a Boveglio qualche giorno fa. Abbiamo il dovere morale di occuparci prima dei nostri concittadini in difficoltà. Vedere sul giornale storie, tanto per citare l'ultima, ma ce ne sono ovunque, come quella di Giovanna Tarantino, 29 anni, un marito disoccupato di 45, due figli piccoli, che minaccia il suicidio perché non viene aiutata dovrebbe fare riflettere i vari Sichi, Menesini e via dicendo».
«Nessuno stupore per le dichiarazioni di Menesini che non hanno, per il sottoscritto, alcun valore – è la risposta del sindaco di Montecarlo Vittorio Fantozzi – se per semplice vanità avessi voluto farci caso, abboccando all'amo di questa piccola ma significativa provocazione, avrei considerato comunque quelle parole come un attestato di merito, sia per la sostanza che per la fonte dalla quale provengono. Menesini ha semplicemente perso il senso del limite per sostituirlo con l'unico senso alla sua portata, quello del ridicolo, come queste offese pesanti e gratuite, senza precedenti, infine testimoniano».
Vittorio Fantozzi parla di rabbia a malapena repressa «di chi sta subendo qualcosa che vorrebbe vedere imposta agli altri», riferendosi alla solidarietà.
«Peraltro – continua il sindaco di Montecarlo – risulta dai numeri come, a un anno dalle direttive regionali, Capannori non abbia ancora preso in carico il numero di migranti che gli spetta: dove è, mi domando, la coerenza, l'umanità e l'interesse di Menesini se, considerando la vastità del suo comune oltre che del suo cuore, è ancora sotto la quota minima richiestagli? La risposta è semplice, ovvero che della solidarietà, come di un asilo, in campagna elettorale basta la facciata».
Menesini, secondo Fantozzi, per coerenza avrebbe dovuto ospitare un numero di immigrati almeno 5 volte superiore a quello richiesto e senza pubblicità: «Ma non è così, perché nella sue parole, oltre la rabbia malcelata verso la piena libertà di chi come il sottoscritto persegue unicamente l'interesse delle propria comunità, c'è scoramento di chi non sa e non può dire "no", di chi non può più disubbidire ai propri capi e padroni, se non a costo di se stesso e lo sconforto silenzioso verso una gestione del fenomeno migratorio non condivisa dai cittadini, vicina al collasso, che non ha generato integrazione ma solo profitto e affari economici sulla pelle delle persone».
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