Gioco
Ma i medici attaccano «Organizzazione flop torniamo ai reparti»
I problemi vanno dal Pronto soccorso alla guardia medica Quiricioni attacca: «Il sistema causa malfunzionamenti»
LUCCA. «Il caso del rene sano asportato per sbaglio al San Luca, ha gettato tutti nello sconforto. Chiediamo scusa per l'accaduto, ma simili episodi non sono solo frutto di errore umano, bensì conseguenza del sistema sanitario lucchese». Inizia così, Umberto Quiriconi, presidente dell'Ordine dei medici di Lucca, la conferenza stampa indetta con i consiglieri per denunciare «il disagio di operatori e cittadini dovuto ad un tipo di organizzazione responsabile della spersonalizzazione del rapporto di cura e dei malfunzionamenti».
Dall'insufficienza del personale medico e infermieristico per cui mancano sei primari, al corretto utilizzo di chi è in servizio, passando per la carenza di posti letto e altro ancora: la lista delle criticità rilevate parte dalle basi. «Dobbiamo intanto tornare ai reparti - spiega il vicepresidente Cosma Volpe - o comunque ad una omogeneità di ricovero più ristretta. La struttura attuale genera confusione aumentando il rischio di errore». La suddivisione nelle tre macro-aree, non è, secondo i medici, rispettosa del paziente, spesso collocato in ambienti angusti, e costringe talvolta a non attenersi al codice deontologico. «Frequentemente ci troviamo a visitare le persone una accanto all'altra - commenta Alessandro Di Vito - La aerazione, sempre la stessa, accresce il rischio di infezioni e al Pronto soccorso uomini e donne sono tenuti nelle medesime stanze».
Pronto soccorso. Proprio l'organizzazione di quest'ultimo, rappresenta, per i dottori, l'ennesimo neo. A loro avviso, per sgravarlo dalla mole di lavoro e ridurne i tempi di attesa e permanenza, è necessario ripristinare il sistema dei ricoveri in elezione e cioè predisposti di concerto con lo specialista ospedaliero di riferimento. «Attualmente infatti fa da "tappo" - aggiunge Di Vito - E a riflettersi su questo è anche la mancata attivazione di quattro posti letto previsti in rianimazione. Per quanto riguarda la riabilitazione, sulle cui liste di accesso dovremmo discutere, servono posti letto sia per acuti (al San Luca ne erano previsti otto) sia per il post-acuto che rientrerebbero negli 80 posti letto dedicati al territorio ma non ancora messi a disposizione». A preoccupare è anche il laboratorio di bioingegneria del dott. Grimaldi che sta perdendo finanziamenti di circa 70mila euro dalla Fondazione Crl. «Di tutto ciò parliamo dal 2007 - afferma Di Vito - Oggi abbiamo aperto un dialogo in prefettura: unica via per confrontarsi con l'azienda. Se entro 15 giorni non avremo risposte, passeremo allo sciopero».
Chirurgia. Da rivedere, secondo quanto emerge, sono anche il modello organizzativo dell'attività chirurgica in elezione, dove le sedute operatorie vengono sospese complessivamente per due mesi all'anno e il modo in cui il sistema per intensità di cura penalizza la professionalità del personale infermieristico, mal utilizzato perché destinato indifferentemente all'area medica o a quella chirurgica. «Non è accettabile che il 65% dell'attività di un medico di medicina generale sia costituito da attività burocratiche - dichiarano Lorenzo Mencacci e Roberto Landi - Inoltre, il territorio non ha la capacità di assorbire le dimissioni precoci. Mancano infatti strutture intermedie dove appoggiare i pazienti e la possibilità di fare ricoveri programmati».
Guardia medica. Indispensabile inoltre la rimodulazione della Continuità assistenziale (ex guardia medica) dopo la riduzione dell'orario, con accentramento della centrale operativa e perdita del numero unico per le chiamate. «Non c'è un centralinista e il medico è solo - sostiene Carmine Carraro Pezzullo - in caso di visita, non può rispondere al telefono. Il buco dalle 24 alle 8 fa sì che il 118 si trovi a fronteggiare richieste improprie di intervento e l'unicità della centrale operativa comporta sovente che le ambulanze arrivino da sedi lontane». Da Antonio Carlini, segretario dell'ordine, giunge infine la proposta di una lista di attesa unica, per la quale sembra esserci già un programma informatico non utilizzato. «Da ultimo, leggo di una delibera della Regione per l'assegnazione di 93 posti per l'Asl di area vasta - conclude Quiriconi - di cui 37 per ruoli amministrativi, ma qui abbiamo bisogno di meno burocrazia e più personale sanitario».
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