Il Tirreno

Lucca

Salta il consiglio sul piano strutturale

di Luca Cinotti

Lucca: le opposizioni escono, troppi ritardatari in maggioranza. Fallita l’ultima mediazione, serviranno almeno quattro sedute

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Mauro Macera è una “vecchia volpe” del consiglio comunale di Lucca. E - dai tempi della sua militanza fra i liberali - nell’emiciclo di palazzo Santini ne ha viste di cotte e di crude. E lunedì sera è stato proprio lui l’artefice diretto della clamorosa defaillance della maggioranza, che non ha garantito il numero sufficiente di consiglieri per dare il via alla discussione per l’adozione del piano strutturale.

Una strategia, quella dell’opposizione e in particolare di Forza Italia, che Macera e il capogruppo Marco Martinelli avevano pianificato già nel primo pomeriggio. Contando su quello che avviene praticamente a ogni seduta dell’assemblea civica: molti consiglieri arrivano quando già è stato fatto l’appello dal segretario generale. Un peccato veniale, il più delle volte. Ma non lunedì sera, in un clima arroventato fra maggioranza e opposizione sul documento urbanistico.

Il consiglio era convocato per le 20.30. Per consuetudine l’appello viene fatto dopo mezz’ora. Macera, scattate le 21 in punto, ha subito chiesto (anche nel ruolo di vicepresidente vicario dell’assemblea) al presidente Matteo Garzella di procedere all’appello. I consiglieri di opposizione (con l’esclusione di Andrea Pini, del gruppo misto) sono usciti dall’emiciclo. Mentre ancora diversi esponenti della maggioranza non erano entrati o comunque erano assenti. Alla fine, fra le fila dello schieramento che sostiene la giunta guidata da Alessandro Tambellini, a non rispondere sono stati lo stesso sindaco (che si trovava nell’anticamera del consiglio), Enrica Picchi (arrivata pochissimi minuti dopo l’appello), Beatrice Piantini, Lucio Pagliaro e Valentina Mercanti (questi ultimi due sono anch’essi arrivati a palazzo Santini qualche minuto dopo le 21).

Risultato dell’appello: 15 consiglieri presenti rispetto ai 17 necessari per dare il via alla seduta. Un colpo di scena che ha causato stupore e malumore nella maggioranza e all’interno della giunta, che contava di dare il via all’esame del piano strutturale. La minoranza, da parte sua, non ha nascosto la soddisfazione per un “agguato” andato a buon fine. Perché la variegata opposizione a Tambellini sembra intenzionata a dare battaglia con tutti i mezzi consentiti dai regolamenti per ritardare la discussione del piano. Ancora di più dopo che, nel primo pomeriggio in conferenza dei capigruppo era saltato l’ultimo tentativo di mediazione. Il presidente del consiglio comunale Matteo Garzella, infatti, aveva provato a trovare un punto di equilibrio. Anzi, aveva riprovato, visto che già ci aveva tentato una decina di giorni fa finendo sotto il fuoco a palle incatenate di parte del Pd. Nel frattempo, però, era successo qualcosa di nuovo con il deposito dei 500 emendamenti, molti dei quali soltanto formali. Proprio sul destino di queste richieste di modificata Garzella ha provato a “giocare”. E a un certo punto sembrava che la mediazione potesse arrivare a buon fine. Con l’opposizione disposta a sforbiciare copiosamente gli emendamenti e a portarli a non più di una sessantina. Dall’altra parte, la maggioranza avrebbe ceduto sulla data dell’approvazione, accettando di arrivare fino al 9 di giugno.

Una bozza di accordo sulla quale anche lo stesso sindaco Tambellini avrebbe espresso il suo consenso, ma che non è stata accettata dall’assessore all’urbanistica Serena Mammini, che ha insistito per un’accelerazione dei tempi.

Così la conferenza dei capigruppo è terminata senza un accordo. L’opposizione, dunque, ha confermato in pieno le centinaia di emendamenti, che si trasformano quasi automaticamente in decine di ore di discussione. Per ogni emendamento, infatti, il proponente ha tre minuti di tempo per l’illustrazione. Seguono poi le dichiarazioni di voto, cifrate in due minuti per gruppo. Questo significa che - considerano i tempi tecnici necessari - per ogni emendamento serva almeno una ventina di minuti prima di arrivare alla votazione.

Per questo - almeno prima di mercoledì sera - l’idea della maggioranza era di far seguire ai consigli di lunedì e martedì (da far finire entro l’una di notte) altre due sedute il 6 e il 7 giugno, da programmare in una nuova capigruppo in calendario nella giornata di mercoledì.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web