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«Lucca ha urgenza di nuove regole»

«Lucca ha urgenza di nuove regole»

Mammini risponde agli attacchi e sentenzia: basta con l’urbanistica funzionale alla rendita fondiaria

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LUCCA. La città ha urgente bisogno di nuovi strumenti urbanistici che siano all'altezza di quello che Lucca è. Dobbiamo superare un blocco: Lucca soffre di carenze infrastrutturali a più livelli che si porta dietro da anni, di problemi sclerotizzati frutto di non-scelte spesso per timore di perdita di consenso elettorale o ipocrisia politica. Lo penso con convinzione. Siamo chiamati ad ascoltare, riflettere e scegliere. Noi lo stiamo facendo, perché, tra gli altri, abbiamo il desiderio di restituire dignità alla politica».

L’assessore all’urbanistica Serena Mammini risponde agli attacchi che arrivano sul piano strutturale. «Il piano - dice - è il principale atto di pianificazione comunale, un atto di cultura che determina un progetto strategico per la città ad ampio raggio. Contiene gli obiettivi per il successivo piano operativo, che lo completa scendendo nel dettaglio. Raccoglie le regole per le trasformazioni future, è una sorta di Costituzione del territorio. È uno strumento diverso dai vecchi piani regolatori, che stabilivano se un terreno fosse o meno “murativo”: non contenendo progetti dettagliati, non è da confondersi con il piano delle opere pubbliche. Il piano strutturale - continua - fa ordine nel sistema di conoscenze del territorio, approfondendo le indicazioni del piano paesaggistico regionale. Lucca deve con urgenza rinnovare regole di uso del territorio perché quelle attuali si sono rivelate problematiche per gli effetti prodotti».

Secondo l’assessore finora «un'urbanistica congegnata in funzione della rendita fondiaria ha causato un eccesso incontrollato di edificazione, compromettendo con danni estetici, ambientali e funzionali la vivibilità dei nostri spazi urbani. Il vulnus di quel modello - che il piano di prossima adozione va a sanare - è stata la mancanza di strumenti di controllo e monitoraggio che il periodo commissariale ha accentuato. L'amministrazione successiva, negando l'evidenza fino allo sfinimento, ci ha lasciato una disperata variante di salvaguardia. Il nostro lavoro è stato lungo e complesso, ma sano e realistico, ha avuto l'onestà di guardare in faccia una situazione molto compromessa e il coraggio di operare scelte, anche radicali, per invertire la rotta del consumo di territorio a partire dalla scrupolosa perimetrazione di quello già urbanizzato».

Mammini spiega che «abbiamo voluto tracciare un disegno che consenta a Lucca di ritrovare ordine e armonia degli spazi pubblici, creando equilibri tra servizi e abitazioni per favorire incontro, relazione. Abbiamo posto la persona al centro della pianificazione, riconoscendone bisogni, intercettandone e aspirazioni e restituendole valore. È tramontata la stagione dell'urbanistica dei volumi e della contabilità: oggi ci muove la volontà di puntare a una città più giusta e capace di valorizzare la sua bellezza. Abbiamo concretizzato in regole puntuali l'obiettivo dell'affermazione della città pubblica prevedendo un nuovo stile di vita per Lucca orientato al recupero dell'esistente. Gli interventi che il piano operativo consentirà secondo le disposizioni del piano strutturale saranno vincolati a restituire metà o più della superficie territoriale interessata (e già urbanizzata) in spazi verdi e pubblici. Oggi dobbiamo credere in una città dove i bambini possano “sempre incontrare quello che vorranno fare da grandi”. Se la città lo vuole ne ha l'opportunità!».

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