Il dolore
Viadotto sul tetto: «Meglio interrare»
Impatto paesaggistico disastroso con l’asse suburbano, continua a essere ignorata la controproposta di un sottopasso
LUCCA. Dallo skyline non diresti di essere a due passi dal centro di Lucca: campi, alberi e case mai superiori ai due piani. Ma, se andranno in porto i progetti previsti dal piano strutturale quel panorama cambierà drasticamente. A dominare, a quel punto, sarà un enorme ponte.
Siamo in via dell’Acquacalda, alla nuova rotonda. Alle spalle la zona industriale (fra l’altro ben inserita nel contesto) e la strada che collega con la via del Brennero. Davanti campi e, in lontananza, alcune abitazioni. E da qui che dovrà passare l’asse suburbano, di cui la strada tra via dell’Acquacalda e via del Brennero costituisce un primo tratto. È la strada che, andando verso il fiume, dovrà collegare al più volte annunciato ponte sul Serchio, mentre dal lato opposto, quello dove ora ci sono i campi, dovrà essere realizzata la nuova strada di collegamento destinata ad arrivare fino al San Luca. Ma, su quel percorso, vi sono degli ostacoli da superare. Di uno ha parlato lo stesso assessore Serena Mammini nell’intervista rilasciata al Tirreno pochi giorni fa, dell’altro no, anche perché sulla carta il modo per superarlo è stato trovato. Ed è proprio quel modo che solleva polemiche.
«L’assessore Mammini, nell’intervista al Tirreno – sottolinea Roberto Pardini, ex presidente della ex circoscrizione 4 e in prima linea nella tutela della comunità di San Pietro a Vico – ha parlato di un ostacolo sul percorso dell’asse suburbano, ossia le due ville all’altezza della via Vecchia Pesciatina. Beh, però si è dimenticata di un altro grosso ostacolo, ossia la ferrovia e via delle Ville. Non li ha citati perché, in quel caso, una soluzione è stata trovata, ma è una soluzione inaccettabile per il territorio. La mia non è una polemica strumentale, perché politicamente sono vicino all’assessore, ma costruire un viadotto che passa sui tetti delle case, in un territorio ben tenuto come questo è assurdo».
La soluzione del viadotto, sostenuto da sette piloni, e destinato ad ospitare un volume di traffico non indifferente (di fatto non davanti alle case, ma sopra le stesse) non è di oggi. È un progetto di cui si parla da tempo, almeno dal 2005 (così come, in termini più generali, da ancor più tempo – dal 1958 – si parla dell’asse suburbano). Ma da tempo è in atto anche una battaglia dei residenti per non avere quella strada sulle proprie teste. Una battaglia che non è una chiusura aprioristica, visto che una soluzione alternativa era stata anche individuata e proposta, senza però alcun esito.
«Esiste un progetto – riprende Pardini – elaborato da una società francese, la Sistra, per la realizzazione, al posto del viadotto, di un sottopasso per superare la ferrovia e via delle Ville. Un progetto che però non è mai stato preso in considerazione. Così come nessuno ha mai tenuto conto del voto espresso all’unanimità dal consiglio di circoscrizione 4 nel 2008, per chiedere l’interramento della strada».
Certo, magari interrare la strada è tecnicamente più complicato, ma non avrebbe il devastante impatto paesaggistico di un cavalcavia, con tutto ciò che questo comporta anche sotto il profilo del più prosaico danno economico di chi si ritroverà una strada sulla propria casa.
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