Il Tirreno

Lucca

Quattro indagati per il masso killer

di Luca Tronchetti
Quattro indagati per il masso killer

L’ex ingegnere capo della provincia e tre professionisti accusati di omicidio colposo in concorso per l’incidente a Rivangaio

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LUCCA. Quella che inizialmente era ritenuta una tragedia, una fatalità inevitabile, una sciagura dettata da un destino cinico e crudele per la procura potrebbe trasformarsi in omicidio colposo in concorso. Ci sono quattro persone indagate per la morte dell’imprenditore Sauro Tortelli, 41 anni, originario di Camporgiano e residente a Varliano di Giuncugnano, schiacciato nell'abitacolo della sua Ford S Max da un masso caduto da un'altezza di 70 metri mentre transitava sulla via Lodovica tra Rivangaio e Valdottavo. Si tratta dell’ex ingegnere capo della provincia di Lucca negli anni Novanta e di tre professionisti mentre per i legali rappresentanti di imprese e cooperative che effettuarono dei lavori di installazione di barriere di protezione nella zona della tragedia la procura dovrebbe presentare istanza di archiviazione al giudice delle indagini preliminari.

Conclusione delle indagini. Dopo poco più di un anno - l’incidente avvenne il 5 marzo 2015 - la procura della Repubblica ha chiuso l’inchiesta con l’invio dell’avviso di conclusione delle indagini preludio della richiesta di rinvio a giudizio se i legali dei quattro professionisti - ingegneri e tecnici - non riusciranno a dimostrare l’estraneità dei fatti per i loro assistiti attraverso l’invio di memorie o semplicemente sottoponendoli ad interrogatorio davanti alla polizia giudiziaria o allo stesso magistrato inquirente. Quindi per l’ufficio del pubblico ministero l’incidente non sarebbe stato solo frutto di una serie di sfortunate e irripetibili coincidenze. Per gli investigatori se in quell’area dove si è staccato il masso finito sulla sede stradale fossero state installate al lato monte della carreggiata le idonee barriere di protezione l’automobilista, spostato e padre di due figli, non sarebbe morto. Accanto all'imprenditore morto all'istante per le gravissime lesioni craniche riportate c'era un'estetista dipendente del centro benessere Vitality di Piazza al Serchio che Tortelli stava accompagnando all'ospedale di Pisa per alcuni esami medici. Lei, una testimone dell'incidente, ricorda un botto fortissimo, il tettino della vettura che si apre e il conducente che si accascia con il sangue che gli scende dal volto e l'auto senza controllo che va a sbattere contro un camion dalla parte opposta della strada.

Consulenze e prove. La dinamica dell’incidente è stata ricostruita attraverso periti e le indagini degli investigatori guidati dal sostituto procuratore Enrico Corucci hanno rilevato anomalie tra lo stato dei luoghi così come appariva dopo il sinistro e quello che avrebbe dovuto essere se fossero stati eseguiti dei lavori una quindicina di anni prima. Dai primi rilievi effettuati il giorno dopo l’incidente da parte dei rocciatori mandati sul posto dalla Provincia (l'ente di Palazzo Ducale è infatti competente sulla strada) emersero alcuni punti fermi. Il masso che causò la tragedia sarebbe caduto da circa 60-70 metri di altezza. Non si sarebbe, però, smosso direttamente. In quel punto, infatti, le raffiche di vento avrebbero sradicato un leccio e - secondo sempre quanto riferito dai rocciatori - le radici dell'albero avrebbero smosso un "castelletto" di rocce. Ma è stata proprio la mancanza di barriere di protezioni paramasso in quel punto a suscitare l’attenzione della procura che ha chiesto cartografie e lavori eseguiti in quella zona che, evidentemente, non fu messa in sicurezza quando anni prima furono eseguiti i lavori di protezione dalla caduta massi.

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