Il Tirreno

Lucca

Cromology colora il mondo da Porcari

di Alessandro Petrini
Cromology colora il mondo da Porcari

L’azienda presenta una squadra dirigenziale tutta italiana e punta sullo stabilimento del Padule come laboratorio di ricerca

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PORCARI. Venticinque milioni di euro investiti negli ultimi cinque anni per la ricerca e la produzione dei coloranti e una nuova squadra dirigenziale tutta italiana. È questo il biglietto da visita di Cromology Italia, la divisione italiana della multinazionale francese che sul nostro mercato interno ha un fatturato di 120 milioni di euro e circa 500 dipendenti che lavorano su 80mila metri quadrati di siti produttivi. Una struttura in forte crescita che ha il suo quartier generale a Porcari, nella zona industriale del Padule, in mezzo alle grandi cartiere della zona e a due passi dal casello autostradale di Capannori.

Qui una volta c’era la Baldini Vernici, nata nel 1974 e acquisita dal gruppo Cromology nel 2000 mantenendo però sul mercato un marchio conosciuto e che – come amano dire in azienda – “ha una sua anima”. Visitare ora lo stabilimento di Cromology equivale a entrare in un’azienda modello dove i punti essenziali della cultura aziendale sono ben visibili ovunque ci si sposti e c’è un’attenzione maniacale alla sicurezza. 713 giorni senza infortuni sul lavoro, quasi due anni consecutivi in cui i dipendenti dopo una giornata di lavoro sono tornati a casa dalle loro famiglie senza alcun problema. Nell’altra fabbrica di Resana, in provincia di Treviso, si è arrivati addirittura a 2.600, medie che migliorano di oltre 6 volte i risultati delle altre aziende del settore chimico. Qui le merci vengono prodotte e poi portate in 40 minuti nel magazzino hub di San Miniato dove in 44mila metri quadrati – 7 campi da calcio – trovano posto 40mila pallet.

Ma lo stabilimento di Porcari è molto più di questo perché oltre a un obiettivo di crescita ulteriore nei prossimi tre anni per rinforzare la quota di mercato e la sua posizione di leader, contiene al suo interno il “global center of excellence tinting”, ovvero il laboratorio che coordina tre team internazionali e, per tutto il mondo, studia e produce pigmenti e soluzioni per i coloranti utilizzati. «La sede di Porcari è stata scelta grazie al know how che da sempre abbiamo in questo settore così specifico – spiega Massimiliano Bianchi, nuovo general manager e amministratore delegato di Cromology Italia –. Il gruppo vi ha investito solo nell’ultimo anno un milione di euro e per i coloranti abbiamo investito in una linea di produzione specifica che utilizza uno speciale imballo flessibile. L’innovazione è per noi un investimento strategico, il 25% dell’attuale fatturato è infatti generato da prodotti sviluppati negli ultimi tre anni».

Anche per questo in un triennio, quello 2013-2015, in cui il mercato è sceso del 2% il fatturato dell’azienda ha tenuto e la quota di mercato è passata dal 22,5 al 23,2%. «Con prodotti come i nostri, soprattutto nel settore professionale, è il servizio post vendita che fa la differenza – conclude Bianchi – che si concretizza nella formazione tecnica a manageriale sia presso il cliente sia in azienda. In questa direzione vanno iniziative come Cromocampus, che grazie ai webinar e ai corsi in aula ha già formato oltre 3.500 professionisti dell’edilizia e del colore come rivenditori, applicatori, progettisti e tecnici commerciali».

Nove sono i brand della famiglia Cromology Italia: da MaxMeyer, il più conosciuto con oltre il 70% di notorietà tra i consumatori, arrivando a Duco, lo specialista del Muro; poi Baldini Vernici, la linea dedicata a professionisti e privati; Tollens, fortemente orientato a una clientela professionale; Settef, con una gamma di prodotti per la facciata; Cepro, la linea di prodotti Settef a base calce; Viero, per intervenire sulle patologie della facciata; Lo Specialista di Mistercolor, per il segmento del fai-da-te specializzato; Mistercolor per la grande distribuzione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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