Il Tirreno

Lucca

Indagini chiuse per il rogo di aprile

Indagini chiuse per il rogo di aprile

Verso la richiesta di rinvio a giudizio per chi provocò l’incendio nel Compitese

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CAPANNORI. Chiuse le indagini sull’incendio che il mese scorso distrusse quasi 20 ettari di bosco nel Compitese. Le indagini, condotte dal sostituto procuratore della Repubblica Lucia Rugani, hanno individuato in una sola persona il responsabile di quanto accadde nel pomeriggio del 18 aprile scorso. Si tratta di un cinquantaduenne di Lucca il quale, impegnato nelle operazioni di ripulitura di un oliveto nella frazione di San Giusto, aveva dato fuoco ad alcune sterpaglie, senza tenere conto del forte vento che soffiava quel giorno. È indagato per incendio colposo.

E fu così che il fuoco raggiunse in breve tempo il bosco vicino, sulla collina sovrastante il paese, mentre alcune scintille incandescenti, portate sempre dal vento, innescarono un secondo fronte, sulla collina nella valle opposta.

L’incendio richiese un gran lavoro, con l’intervento di parecchie squadre operative tra vigili del fuoco, protezione civile, forestale, volontari e personale regionale, che dovettero lavorare fino al giorno successivo per eliminare tutti i focolai e completare la messa in sicurezza dell’area da eventuali ulteriori ritorni di fiamma. Un rogo che per essere riportato sotto controllo richiese l’intervento di due elicotteri (uno dei quali proseguì la sua operazione anche il giorno successivo) e di un Canadair. Alla fine il bilancio fu pesantissimo: quasi 18 ettari di bosco, soprattutto pineta, distrutta, oltre alla grande paura vissuta in quelle ore per i potenziali rischi di alcune abitazioni che non si trovavano lontane dal fronte del fuoco.

Inizialmente, vedendo (anche da grande distanza) le fiamme e il fumo che si levavano dalla collina, gli abitanti hanno pensato di rivivere l’incubo della passata estate, quando la stessa zona fu presa di mira da un giovane piromane (poi individuato e denunciato). Invece si trattava di un incidente, dovuto comunque all’imperizia. Da qui la denuncia nei confronti dell’uomo che aveva acceso quel primo falò, che, fra l’altro fu il primo a dare l’allarme. Bruciando le sterpaglie del campo, aveva violato la normativa regionale che in determinate condizioni (come la presenza di forte vento o la vicinanza di aree boschive, condizioni presenti quel maledetto giorno di aprile) vieta appunto di accendere fuochi. Un incendio colposo, ma provocato da un gesto di imprudenza che rischia di costare caro all’uomo. Nei prossimi giorni è attesa, da parte della procura, anche la richiesta di rinvio a giudizio dell’uomo, sulla quale dovrà esprimersi il Gup.

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