Il Tirreno

Lucca

«La Lucca che conosco è una strana città»

di BARBARA ANTONI
«La Lucca che conosco è una strana città»

Il maestro Herbert Handt compie 90 anni e racconta gli oltre cinquanta trascorsi qui. «Su Puccini non si è fatto abbastanza»

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BARBARA ANTONI. Un caffè, per cominciare. La casa del maestro Herbert Handt, un luogo affascinante e vissuto sulle colline di San Michele in Escheto, col cotto secolare e un visibilio di opere d’arte, è fresca e dà un senso di pace. E ha il profumo del caffè, che il maestro - nato a Philadelphia ma cresciuto a New York - ama da impazzire. Ama quello italiano, però. «Ho viaggiato moltissimo - racconta mentre sorseggia la seconda tazzina della mattinata -, ma quando arrivavo in Italia, la prima cosa era chiedere un caffè. Mio padre aveva un ristorante in America in un posto che assomiglia a Viareggio, ed era rinomato per il suo caffè. Lo confesso: io non ne ho mai bevuto uno. Quando studiavo a Vienna, il mio maestro dalmata Sergio Nazor mi dava lezioni gratuite la mattina alle 8: in cambio dovevo preparargli il caffè che si faceva mettendo una pentola di acqua a bollire e versandoci lentamente una miscela di caffè. Mai buono come quello italiano».

Oggi, 26 maggio, il maestro Herbert Handt compie novant’anni, oltre cinquanta dei quali vissuti a Lucca. Oggi alle 17, nella sala Da Massa Carrara dell’auditorium della Fondazione Crl in San Micheletto presenta il suo ultimo libro, “Da Puccini a Puccini”, edito da Maria Pacini Fazzi, una raccolta di appunti sui programmi dell’Associazione Musicale Lucchese che ha fondato nel 1964 e di cui oggi è presidente onorario. Alla sua età e con la sua esperienza, Handt può dire tutto. Come affermare che «se quando cercavo casa a Lucca ci fosse già stato il Summer Festival non ci sarei mai venuto» oppure che «è molto strano per Lucca non essere stata designata “città della musica”: forse su Puccini non hanno fatto abbastanza attenzione».

Una vita nel segno dell’arte la sua, prima cantante poi direttore d’orchestra e fondatore di un’accademia, accanto alla moglie Laura Ziegler, scultrice americana conosciuta a Roma.

Maestro, come è arrivato in Italia? Perché e quando ha scelto Lucca per vivere?

«Sono arrivato con un vecchio cargo, un piroscafo: non c’erano tanti aerei all’epoca. Era il novembre di 1948. Per un periodo ho vissuto anche in Austria, andavo avanti e indietro. Poi nel 1950 con mia moglie ci siamo stabiliti a Roma. Sono arrivato con una borsa di studio Fullbright, dal nome di un senatore dell’Arkansas che è stato poi anche il patron di Bill Clinton. Il senatore propose al congresso di usare i soldi ricavati dalla vendita di armi rimaste della seconda guerra per borse di studio da destinare a studenti americani ed europei: lo scopo era divulgare culture dalle due parti del mondo. Il primo inverno in Italia ho abitato a Milano. Ero cantante. Ma vivere a Milano era costoso, così mi spostai a Salisburgo e da qui conobbi Swaroswsky, il più famoso didatta di direzione d'orchestra in Europa: tra i suoi allievi anche Claudio Abbado e Zubin Mehta. Fu Swarowsky che mi introdusse all’Accademia di Vienna. Dal 1960 iniziai la direzione d’orchestra. A Lucca sono arrivato per puro caso».

Come accadde?

«Dopo Vienna, ho vissuto a Roma per tre anni e mezzo. Viaggiavo molto per lavoro in Europa e in Italia. Cercavo un posto nell’Italia centro-nord che fosse ben raggiungibile da Roma, Milano, Venezia, Napoli, dove mi recavo spesso. Un amico, Howard Landon, il più grande esperto di musica del ’700, aveva comprato un castello a Buggiano e da Roma venivo spesso a trovarlo. Volevo cercare casa lì. Poi parlando con un altro amico, il cantante lucchese Franco Calabrese che conoscevo a Roma, mi disse “perché non vieni a Lucca?”. Non sapevo nemmeno dove fosse. Ci arrivai un giorno a Ferragosto. Lucca era piena di piccoli canali, sembrava Venezia, e in giro c’erano pochissime persone. Noi eravamo abituati al viavai di via del Babbuino a Roma, con l’Accademia Santa Cecilia dove lavoravo dietro l’angolo. Fu Franco Calabrese ad aiutarci a trovare questa casa. Fu un grosso cambiamento anche per mia moglie, che a Roma lavorava nello studio di Fazzini. Per due anni a Lucca ha avuto lo studio nella limonaia di Palazzo Pfanner, ma si sentiva isolata. Così lo trasferì a Pietrasanta».

E il suo “incontro” con le opere e la musica di Puccini, come avvenne?

«Sono venuto a Lucca per trovare un posto dove riposare. Non sapevo nulla della storia di questo musicista. Un giorno vado a Torre del Lago. Pensavo che Giacomo Puccini fosse di là, invece mi dissero che era di Lucca. Rimasi entusiasta delle sue opere e cominciai a parlare di lui a Lucca. Ma mi sentivo sempre obiettare “ma Catalani...”. Il fatto è che Puccini organizzava meglio il suo lavoro, che era più comprensibile al pubblico. Catalani ha forse avuto idee migliori di Puccini ma non sapeva organizzare il lavoro. A Lucca sono nati tanti musicisti importanti, ma la gente non lo sa. Uno è Geminiani, ma la su musica non è popolare come quella di Vivaldi, suo contemporaneo. Mi sono sempre domandato perché i lucchesi non sappiano niente della loro eredità».

Questo aspetto strideva, per lei. Cosa fece?

«Con Landon, con il professor Gino Arrighi e il pittore Giuseppe Ardinghi fondammo nel 1964 l’Associazione Musicale Lucchese, con l’obiettivo di scoprire tutti i Puccini, famiglia di musicisti dal Settecento. Il primo Giacomo Puccini dal 1740 al 1780 ha controllato tutta la musica a Lucca. Decidemmo di ricreare l’ambiente di Lucca nel Settecento, quando c’erano Geminiani, Paganini, Manfredi».

Quali le tappe successive?

«È stato l’inizio di un lavoro mai finito: ricostruire la storia musicale di Lucca. Nelle mie ricerche ad esempio ho scoperto una famiglia di musicisti, i Guami, che furono molto attivi nel Settecento a Venezia e in Germania. I loro manoscritti li ho ritrovati in Polonia, nella biblioteca di Danzica. Nell’Aml nel tempo sono confluiti molti giovani musicisti. La mia proposta fin dall’inizio è stata di costituire un’orchestra di musicisti locali, come i Solisti veneti o i Virtuosi a Roma. A Lucca è strano: se uno fa qualcosa allora qualcun altro deve cercare di fare la stessa: più che fare insieme si lavora uno contro l’altro. Adesso sempre che si stia lavorando per rendere più stabile l’orchestra del Boccherini, il maestro Mazzoli si sta impegnando molto».

Puccini è un vero ambasciatore per Lucca?

«Nonostante sia uno dei massimi musicisti della storia della musica, Puccini non è universalmente conosciuto come Mozart o Beethoven o Bach, che hanno lavorato in tutti i campi della musica. Lui si è concentrato sul teatro musicale ed era insuperabile. Quando rileggo le partiture mi stupisco di come sia riuscito a fare cose mai fatte prima. Ma puntare tutto su Puccini è pericoloso».

Per due volte Lucca è stata in lizza per il titolo di Città della Musica dell’Unesco, senza mai conquistarlo. Cosa ne pensa?

«Giuro che se il Summer Festival fosse già esistito negli anni Cinquanta non mi sarei stabilito a Lucca. Vedere Lucca trasformata in un centro che sembra un fumetto contrasta tanto con la sua cultura millenaria. Forse sono troppo vecchio, ma penso che le energie sprecate nel Summer potevano essere impiegate per altro. Con il festival di Marlia abbiamo portato anche duemila persone ai concerti in Cortile degli Svizzeri, che ha un’acustica perfetta. A Milano i concerti rock li fanno a San Siro non in piazza Duomo. Non bisogna copiare in Italia quello che si fa in America».

Oggi Lucca però sta scommettendo su Puccini e molti giovani si stanno avvicinando alla musica classica.

»Sono contento che Simone Soldati abbia avuto molto successo con Lucca Classica, il festival dell’Aml. Però continuo a pensare che sia strano come una città con la storia musicale di Lucca non sia considerata Città della Musica. Forse su Puccini non hanno fatto abbastanza attenzione. Andrea Colombini è un organizzatore eccezionale, un maestro di marketing. Dopo dieci anni è diventato lui il rappresentante di Puccini nel mondo. Era chiaro che fosse così. Se c’è un vuoto, non può rimanere a lungo: qualcuno lo riempirà. È una legge della fisica. Il vuoto su Puccini a Lucca lo ha colmato Colombini, che è pieno di idee e forse diventerà un vero musicista. Sto pensando di affidargli la promozione del mio libro...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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