Sicurezza
«Abbiamo salvato il canale Ora basta con gli attacchi»
Allagamenti e Condotto Pubblico: i concessionari delle tre centrali elettriche rifiutano il ruolo di capro espiatorio, replicano alle accuse e annunciano querele
LUCCA. «Le centrali idroelettriche diventano facile capro espiatorio, dopo decenni di trascuratezza e incuria verso il Condotto Pubblico»: lo stesso concetto era stato espresso, in chiusura dell’intervista rilasciata al Tirreno, dal funzionario della Sovrintendenza Francesco Cecati; e da questo concetto parte anche l’intervento congiunto (il primo dopo le polemiche delle scorse settimane) dei concessionari delle tre centrali idroelettriche sui problemi legati al livello dell’acqua nel Condotto.
«Tutto ebbe inizio intorno al 2010 – si legge nella nota - quando, dopo un susseguirsi di morie di pesci e di fenomeni di inquinamento diffuso, alcuni piccoli imprenditori ebbero l'idea di riportare alla funzione originaria il Condotto Pubblico, risalente alla fine del 1400, per produrre energia elettrica da fonte rinnovabile, dopo aver preso a loro carico le opere di manutenzione straordinaria di cui il canale aveva evidentissima necessità. Oggi che l'obiettivo è stato pienamente raggiunto la disinformazione si alimenta quotidianamente con un circolo vizioso di notizie esagerate o tendenziose, talvolta basate su elementi completamente falsi. Dal 2016, tra Marlia e San Marco sono attive tre centrali innovative e all'avanguardia in fatto di tolleranza ittica e rispetto dell'ambiente. Nel loro insieme producono circa 2 milioni di kWh all'anno che corrisponde indicativamente al fabbisogno di 2.000 persone e fanno risparmiare all'ambiente oltre 300 tonnellate equivalenti di petrolio non bruciato». Un’opera, insomma, che va incontro ai principi ecologici che, dalla conferenza di Kyoto del 1997 agli accordi sul clima di Parigi del 2015, chiede un freno all’uso combustibili fossili.
Ma nonostante tutto le polemiche, sottolineano i concessionari, si alimentano: «L'attuale situazione del Condotto Pubblico - tornato a nuova vita con acque pulite, fauna ittica, volatili, incremento di alimentazione della falda sotterranea - dovrebbe colpire positivamente l'opinione pubblica. Invece sulla stampa e on-line si è letto tutto e il contrario di tutto, da minacciate diffide ai proprietari delle tre centraline (regolarmente autorizzate e costruite a regola d'arte), ai cartelli stradali che sarebbero stati divelti dalla furia dell'acqua, agli Spalti delle Mura urbane allagati, alla forza dell'acqua che metterebbe in pericolo le Mura e, infine, alle lesioni che verrebbero causate alle case. Il primo articolo compare il 30 aprile, quando la sortita di San Martino viene allagata dopo l'apertura del canale che corre negli Spalti delle Mura detto "Cunetta di Ponente". Il progetto di ripristino del canale, voluto anche dal Comune, prevedeva appunto di riattivare anche questo fossato ma evidentemente negli anni le geometrie di questo tratto sono cambiate rendendone impossibile la riattivazione. Sulla stampa il 16 aprile, si parla di un fiume "fuori controllo" che esonda negli Spalti delle Mura Urbane. Ma il fenomeno, già noto da tempo, è causato dall'otturazione delle griglia alla scesa del Baluardo di San Colombano, che fa aumentare il livello a monte e permette all'acqua di fuoriuscire negli Spalti attraverso due sfioratori laterali adibiti a questo scopo sin dall'origine. Il 21 aprile la stampa pubblicava le foto d'epoca del canale che confrontate con quelle attuali mostrano come i livelli originari non siano ancora stati raggiunti. Del resto non occorreva una laurea in ingegneria per osservare gli antichi lavatoi e capire come i livelli fossero assolutamente quelli per cui il canale era stato concepito e progettato. Il 23 aprile a causa di una pioggia abbondante si allagavano gli Spalti delle Mura, ma sulla scia emotiva degli articoli precedenti la colpa ricadeva sul nuovo regime idraulico del canale. Appurato che la Regione aveva interrotto l'alimentazione del canale dalle 7 del mattino, nessuno si è premurato di spiegare che la paratoia vicino al campo Balilla aveva operato correttamente, chiudendosi e invasando acqua negli Spalti, come da progetto per salvaguardare la zona di San Concordio».
E poi, continua la nota dei concessionari, accuse sono arrivate anche da chi non avrebbe avuto diritto di farlo: «Una serie di articoli e blog a dir poco fantasiosi ha posto attenzione a scarichi privati che non riuscirebbero più a recapitare i reflui di alcune abitazioni direttamente nel canale. Ma scarichi del genere non risulterebbero mai autorizzati dalla Provincia la quale, tuttavia, per dare la possibiltà di regolarizzarli, aveva commissionato ai proprietari delle centrali di finanziare una nuova tubazione di bypass del canale per permettere il collegamento delle abitazioni alla fognatura comunale».
Il due maggio, viene spiegato, al genio civile si è tenuta una riunione, in cui è stato deciso di formare un tavolo tecnico per risolvere i problemi «che non sono da imputare alle tre centrali che, per inciso, non possono regolare il flusso di acqua nel canale».
«C’è da augurarsi – continuano l’intervento – che questo coordinamento tra istituzioni e tecnici possa filtrare lamentele come quelle di un privato cittadino che sosterrebbe che alcune lesioni di un manufatto di sua proprietà sono state amplificate dai livelli dell'acqua, nonostante sia noto che prima del nuovo regime idraulico, quindi in tempi non sospetti, aveva già chiesto aiuto alla Provincia per questo problema che da tempo osservava sulla sua abitazione. C'è altresì da augurarsi che il "tavolo tecnico" analizzi e documenti altre situazioni anomale, di cantine che realizzate o ribassate negli ultimi anni in cui il canale veniva tenuto "in secca" (e che ora sono comprensibilmente soggette a infiltrazioni), di alberi e siepi piantate, in disprezzo alle leggi che prevedono una distanza di rispetto, a ridosso degli antichi muri del canale provocando lesioni . Tra scarichi mai autorizzati, ponti realizzati in modo difforme dai progetti, costruzioni e piante in fascia di rispetto di un canale pubblico che, specie nelle ore notturne, è stato per troppo tempo usato come enorme vergognosa discarica (per vedere quello ancora oggi si raccoglie basta osservare la griglia in città)».
«Quindi – chiude la nota – ci auguriamo che il "tavolo tecnico" possa rapidamente affrontare le questioni che sono state finora sollevate, distinguendo tra l'attuale situazione del canale, ricondotta con notevole sforzo economico e organizzativo nel suo equilibrio originario, e lo stato di abbandono in cui il corso d'acqua si trovava dopo decenni di trascuratezza e incuria (degrado che, forse, per qualcuno era divenuto tanto "normale" da farlo ritenere, anziché l'anomalia, la "regola"). Fermo restando che da ora in avanti saremo costretti, nostro malgrado, ad agire per vie legali verso chi ancora utilizzasse argomenti pretestuosi e diffamatori per ostacolare, senza alcun fondato motivo, il funzionamento di centraline idroelettriche che sono state regolarmente autorizzate».
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