La manifestazione
«L’acqua sugli spalti non è la normalità»
Intervista a Cecati (Sovrintendenza) sulla Condotta Pubblica
LUCCA. L’esempio più usato è quello dell’orologio. Un orologio di quelli di una volta, dove il funzionamento è regolato da una serie di ingranaggi che devono muoversi all’unisono, e che, periodicamente, hanno anche bisogno di essere ricaricati dalla mano dell’uomo. Ecco, la Condotta Pubblica è come un orologio nelle parole dell’ingegner Francesco Cecati, funzionario della Soprintendenza, interpellato sulla questione dell’acqua e del suo complicato “rapporto” con la città di Lucca e, soprattutto, con i suoi monumenti. Un rapporto difficile, ma anche un rapporto imprescindibile: «Tutte le città europee nascono e vivono rapportandosi con l’acqua, e Lucca non fa eccezione. L’acqua per la città è un elemento fondante, ha contribuito alla sua ricchezza, ma come tutte le costruzioni dell’uomo va mantenuta e continuamente messa a punto». Ed eccolo lì l’esempio dell’orologio. Ma negli ultimi tempi qualcosa sembra essersi inceppato in quel meccanismo, almeno a giudicare dal livello talvolta raggiunto dal canale, nonché gli allagamenti che caratterizzano gli spalti praticamente a ogni pioggia un po’ più forte del solito.
Sugli allagamenti Cecati si mantiene moderato come sempre sui toni, ma non sui contenuti: «L’idea di fare di una parte degli spalti una sorta di cassa di espansione era stata pensata per i casi di emergenza, ma l’emergenza è per sua stessa definizione un qualcosa di eccezionale, che può verificarsi una volta ogni tot di anni, non può diventare un qualcosa di ordinario. Non possiamo trasformarci in Mont Saint Michel ogni volta che piove».
E allora, cosa fare? Riecco l’orologio: «Forse c’è bisogno di portarlo a sistemare, ognuno dei soggetti che ha in mano la gestione deve fare il suo compito e concorrere a trovare i correttivi necessari». Non si tratta, insomma, di rivoluzionare il sistema idraulico che circonda e attraversa Lucca, ma, appunto, di fare quella serie di correttivi per riportare l’orologio, pardon, il corso dell’acqua, a funzionare a dovere. Anche perché nel corso dei secoli, e degli ultimi decenni in particolare, il quadro è cambiato. Per esempio è cambiata, complice la forte urbanizzazione del territorio, la capacità del terreno di assorbire l’acqua. Le cose da fare? Cecati fa un breve elenco: «Per esempio ripulire il fondo delle cunette, fare una manutenzione, come non viene fatta da decenni, riprendere in mano ed estendere il progetto pilota di manutenzione delle Mura che fu sperimentato anni fa all’altezza del Caffè delle Mura, con il lavoro di ripulitura e profilatura».
Già, anche ripulire i fossati costituirebbe un grosso aiuto, un’opera semplice, ma solo sulla carta: «Perché non è facile o economico nemmeno smaltire i residui della ripulitura, dal momento che si tratta di rifiuti speciali. E poi negli ultimi tempi la riorganizzazione del sistema di raccolta rifiuti, nato per migliorare la città, ha anche avuto un effetto secondario, quello per cui i canali sono stati usati da alcuni per gettare i suoi rifiuti. Certo, non è un sacchetto di spazzatura a provocare gli allagamenti, ma, certo, non aiuta». E poi anche la gestione delle acque piovane, gli scarichi bianchi che dovrebbero essere smaltite in modo diverso.
E le centraline idroelettriche? «È chiaro – riprende l’ingegnere – che come accade spesso, davanti a un problema a beccarsi la colpa di tutto sono sempre gli ultimi arrivati. In realtà il progetto nel suo complesso, sulla base dei calcoli, dovrebbe portare a un miglioramento della Condotta Pubblica a monte. Ma è un meccanismo complesso, che deve essere regolato. Serve un coordinamento tra chi è a monte e chi è a valle. Ecco bisogna che ognuna delle parti coinvolte trovi il pezzo di correttivo competenza su cui intervenire. Se invece cominciamo a puntarci il dito l’uno contro l’altro non si risolve nulla».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
