Il Tirreno

Lucca

Il “tesoro” di Tenucci finisce all’asta

di Luca Cinotti
Il “tesoro” di Tenucci finisce all’asta

Lucca: il 10 giugno il primo incanto per 32 lotti. Il valore complessivo è di 337.000 euro

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LUCCA. La storia del commercio lucchese divisa in trentadue lotti, da battere all’asta. I vestiti (ma anche gli arredi dei negozi) pignorati a Umberto Tenucci da Equitalia lo scorso 7 aprile andranno all’incanto il prossimo 10 giugno. Il valore complessivo stimato dagli ufficiali giudiziari è di 373.585 euro.

La prima asta avverrà online e, quindi, chi vorrà partecipare dovrà farlo attraverso il sito dell’Istituto vendite giudiziarie o, in alternativa, usando la postazione presso la sede dello stesso istituto a San Concordio.

Le centinaia e centinaia di capi pignorati nei due punti vendita di via Fillungo (uomo) e di piazza dell’Arancio (donna) sono stati raggruppati per “similarità”.

Il lotto di maggior valore è quello che comprende 54 maglioni di cashmere, 250 cravatte, 247 cappelli, 24 foulard di seta, 68 fazzoletti anch’essi di seta e 12 scatole di bretelle. Chi vuole portarsi a casa tutto questo materiale dovrà essere pronto ad offrire almeno 47.100 euro, il prezzo base stabilito dai periti. Difficile, quasi impossibile, che a concorrere per lotti di questo tipo siano dei privati cittadini. Se qualche offerente ci sarà, si tratterà con tutta probabilità di commercianti che proveranno a portarsi in magazzino una grossa quantità di articoli di alto livello e valore.

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Così come avviene, ad esempio, con il lotto più caro fra quelli che contengono capi femminili: 36.800 euro per aggiudicarsi 34 giacche da donna, 85 fra canotte, camicie e cappellini, 104 t-shirt, 17 gonne e 128 pantaloni.

Non mancano, ovviamente, le scarpe da uomo di marchi importanti come Testoni e Church’s: per questi il prezzo base è di 24.750 euro.

Come detto, nella lista non ci sono solamente capi di abbigliamento o accessori, ma anche elementi di arredo dei negozi. Fra questi sette tappeti, messi in vendita a 7.000 euro e un lotto valutato tremila euro con due lampadari in vetro di boemia, varie luci, due tavoli in legno, poltrone in legno, sgabellino, divanetto e portavasi in ferro battuto e rame.

La stima complessiva dei beni copre poco più di un terzo del debito che Equitalia cerca di recuperare dagli storici negozi di abbigliamento. Il mandato dell’Istituto di vendite giudiziarie, attraverso lo strumento dell’incanto, è appunto quello di far alzare il prezzo di compravendita.

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Tuttavia, nella consapevolezza che certo non tutto potrà essere venduto nel corso della prima asta, sono già stati fissati gli “esperimenti” successivi. Il primo sarà una settimana esatta dopo il primo, il 17 giugno, con la riduzione del 50% del prezzo di stima.

I capi e gli oggetti che ancora dovessero rimanere invenduti saranno messi ancora una volta all’incanto il 1° luglio a un prezzo ulteriormente ribassato.

Se anche dopo questo terzo tentativo rimanessero capi invenduti, si procederà con una cessione al dettaglio, nei locali dell’Ivg.

L’accesso dei funzionari di Equitalia nei due negozi di Tenucci risale a un mese e mezzo fa, quando nel giro di un paio di giorni vennero pignorati tutti i capi presenti all’interno del negozio da uomo e di quello da donna, mentre quello di via Beccheria (condotto da una società diversa dagli altri due) ha continuato a lavorare regolarmente.

Un blitz che per giorni ha fatto parlare l’intera città e che arrivava a distanza di qualche settimana dall’indagine della guardia di Finanza che ha accusato Umberto Tenucci e la moglie Carla Massei di una evasione fiscale per oltre sei milioni di euro.

Un’accusa che l’ex presidente di Confcommercio ed ex membro del consiglio di indirizzo della Fondazione Cassa di Rispamrio ha fin da subito rigettato, cercando di smontarla con l’aiuto dei propri legali e consulenti: il processo inizierà il prossimo 26 settembre.

Intanto non risulta ancora essere arrivata in tribunale alcuna procedura fallimentare a carico della “Ferdinando Tenucci”, come invece era stato ventilato a caldo dopo l’operazione di Equitalia.

In ogni caso, una vicenda che è destinata a far ancora parlare - e molto - tutta la città: a partire proprio dall’asta del prossimo 10 giugno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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