Il dolore
La Pecora Nera rischia di chiudere
Ai ferri corti Anffas e la cooperativa che gestisce il ristorante. Nel locale lavorano anche sette giovani con disabilità
LUCCA. Esiste un rischio concreto di chiusura, anche immediata, per la Pecora Nera, il ristorante di piazza San Francesco nato nel 2007 da un progetto di inclusione lavorativa e sociale di giovani con disabilità, espressione di Anffas Lucca attraverso il braccio operativo della cooperativa sociale Segni Particolari Nessuno presieduta da Patrizia Mei.
Il consiglio di amministrazione dei soci della cooperativa, convocato per lunedì 23 maggio alle 17, dovrà esprimersi sulla situazione difficile che si è venuta a creare per il ristorante, e non solo per i problemi di liquidità e per i 40.000 euro necessari a pareggiare il bilancio 2015 da chiudere entro maggio, ma anche - anzi soprattutto - per la conflittualità ingeneratasi con l’associazione di riferimento, ovvero Anffas.
Il caso scoppia da un comunicato in cui Anffas si dice sconcertata «per la paventata chiusura del ristorante La Pecora Nera. Di fronte alla richiesta di un aiuto per la gestione 2016, noi, già alle prese con difficoltà economiche legate ai servizi gestiti per conto dei comuni, non abbiamo potuto assicurare la copertura richiesta. Per tutta risposta pochi giorni fa la cooperativa, durante un incontro ufficiale, ha rifiutato il contributo da noi offerto a sostegno del progetto educativo relativo al 2015 e ha annunciato l’intenzione di chiudere il ristorante».
Un colpo allo stomaco per la cooperativa. «Le cose non stanno assolutamente così», è la reazione di Segni Particolari, attraverso la stessa Patrizia Mei e i soci Massimiliano Paggetti e Piergiorgio Paoli. Vuotano il sacco e rimettono in fila i fatti da alcuni mesi a questa parte. Da dicembre 2015 per l’esattezza, quando, «all’assemblea annuale dei soci Anffas ha detto che voleva chiudere il ristorante probabilmente per aprire un’altra attività meno onerosa, un bar si vociferava. Poco dopo la componente Anffas del nostro cda - spiegano i rappresentanti della cooperativa - si è dimessa: quattro membri su cinque». La presidente Mei è rimasta sola, il cda si è ricostituito fino a quattro componenti (Mei, Paggetti, Paoli e Sonia Baglioni) lasciando un quinto posto libero per Anffas che però è ancora scoperto.
«Da dicembre a ora - spiega ancora la cooperativa - abbiamo lottato per tenere in piedi il ristorante, in cui lavorano quattro disabili assunti e tre con borse lavoro più altri quattro dipendenti (tra cui la presidente Mei e Paggetti, ndr). L’urgenza era risanare il bilancio: la nostra proposta ad Anffas è stata di ripianarlo rinunciando al fondo di deterioramento dei beni terzi e un contributo di circa 4.700 euro. Abbiamo proposto che ci seguisse ancora per il 2016 con i contributi ordinari, intanto noi avevamo già cominciato a darci da fare per trasferire l’attività o aprirne una nuova con i nostri ragazzi. I ricavi non vanno male, circa 230.000 euro l’ultimo anno ma ad oggi ci sono costi troppo alti. Volevamo prendere una licenza nostra e affittare un altro locale».
La risposta di Anffas è stata, continua la cooperativa, la disdetta del contratto di affitto di ramo di azienda, a far data dal 13 marzo 2016. Una doccia fredda per la cooperativa, che paga ad Anffas 10.000 euro l’anno di affitto della licenza (era di 5.000 dal 2007 fino al 2015, poi è stato raddoppiato, sottolinea Segni Particolari) oltre a 4.000 euro mensili di affitto dei locali all’immobiliare proprietaria.
L’idea invece era di utilizzare i beni strumentali che sarebbero passati di proprietà della cooperativa con la rinuncia di Anffas al fondo relativo di ammortamento per aprire nel 2017 la nuova attività, con la stessa o con una nuova cooperativa che ne sarebbe nata.
Ad aprile 2016, dal successivo confronto con Anffas è emersa, conclude Segni Particolari, «la disponibilità a intervenire per coprire il bilancio 2015 ma non a sostenere il ristorante nel 2016».
Oggi all’assemblea dei 17 soci di Segni Particolari «dobbiamo proporre - spiega Piergiorgio Paoli - o di ripianare la perdita di bilancio 2015 o lo scioglimento della società se non la messa in liquidazione, con il rischio anche di una procedura concorsuale». Paggetti non desiste: «Chiedo un incontro ad Anffas nazionale, siamo espressione dell’associazione e uno dei cinque ristoranti in Italia con un progetto simile».
Una brutta vicenda, il cui risvolto più amaro è il futuro che si prospetta per i sette disabili che nel ristorante lavorano da anni, alcuni anche dalla sua apertura. «Il nostro è un progetto di inclusione sociale e lavorativa che sta regredendo - dice Paggetti -. I giovani disabili coinvolti rischiano di fare il percorso opposto rispetto agli ultimi anni. La perdita del lavoro per loro sarebbe un trauma pesantissimo, le famiglie li stanno preparando. Sono persone molto sensibili, sette giorni su sette ti stancano per l’impegno che richiede seguirli, un giorno lontano ti mancano. Confido che Anffas ci ripensi».
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