Attenzione
Il Maigret di campagna arresta il super latitante
L’intuito unito alla tecnologia permette all’ex capo della Mobile Virgilio Russo di catturare vicino Lisbona il «Rambo dei mari» evaso da Porto Azzurro 2 anni fa
LUCCA. Ci voleva lui, il Maigret di campagna, il segugio venuto da Lucca per catturare Filippo Antonio De Cristofaro, il «rambo dei mari» il killer del catamarano condannato all’ergastolo nel 1991 per l’omicidio, avvenuto 3 anni prima, della skipper pesarese Annarita Curina. L’ultimo dei latitanti legati alla criminalità comune si è arreso di fronte all’intuito e alla pazienza di Virgilio Russo, 50 anni, dall’aprile scorso vice questore di Ancona dopo aver trascorso anni in prima linea alla guida della squadra Mobile della questura di Lucca. Uno sbirro da marciapiede che ha iniziato facendo il piantone in Prefettura e, attraverso le armi dello studio e della ferra forza di volontà, ha pian piano progredito assorbendo come una spugna gli insegnamenti umani e professionali da superiori e subalterni. Impegno, sacrificio e onestà intellettuale le peculiarità del «gigante buono» nato in un paesino del casertano (Calvi Risorta) e trapiantato nella periferia lucchese dove ama dedicare parte del tempo libero (sempre di meno) ai lavori in campagna.
L’indagine. Quando è sbarcato ad Ancona i vertici dello Sco gli hanno messo sul tavolo il fascicolo della «primula rossa» degli assassini: Filippo Antonio De Cristofaro. Quattro parole in croce: «Vedi un po’ te». Tanto basta a «Garrone» Russo per rimboccarsi le maniche: «Ho ripreso il fascicolo e mi sono fatto spiegare dai miei uomini tutta l’attività, i sospetti e i possibili spostamenti».
L’incontro. Fondamentale l’incontro con Ferdinando Pomarici, uno dei «magistrati con la pistola» negli anni Settanta a Milano con le sue inchieste sui rapimenti dall'Anonima Sequestri seguite da 'ndrangheta e banditismo sardo. «Era a un mese dalla pensione - racconta Russo - ed i suoi consigli sono stati preziosissimi nello sviluppo dell’indagine. Mi ha presentato al magistrato che lo avrebbe sostituito di lì a poco e mi ha dato tutte le coordinate possibile per arrivare alla cattura del latitante. L’ho presa come una missione e sono andato avanti a testa bassa».
Fiuto e tecnologia. Milano, l’Albania, la Francia. Le tracce del principe delle evasioni (nel luglio 2007 dal carcere di Opera per rivedere l’ex fidanzatina olandese) si fermano a Marsiglia. Poi la strada che pare quella giusta: Lisbona, Portogallo. Certo, oggi la tecnologia viene in soccorso degli inquirenti. I dispositivi elettronici e la rete sono preziosi alleati. Ma non bastano. «Cambiava telefonino spesso e siamo stati costretti ad un lavoro certosino sui tabulati. Era riuscito a “craccare” l’account e per contattare con un nickname di fantasia tramite Facebook le persone a lui vicine utilizzava un sistema particolare. Attraverso una rogatoria abbiamo chiesto alla polizia portoghese di monitorare una certa zona. Tra le tante sim che potevano in qualche modo portarci a lui ne ho scelta una non per mero calcolo, ma attraverso l’intuito, il ragionamento. Potevamo sbagliare persona. Come l’abbiamo preso? Attraverso un fotogramma della telecamera di una stazione ferroviaria a Sintra vicino Lisbona. Da quel frame abbiamo capito che era lui e due uomini dello Sco assieme a due miei ispettori sono andati sul posto e lo hanno fermato proprio in stazione. Lui ha esibito un passaporto falso (in tasca aveva pure 5900 euro, forse stava per lasciare il Paese?)». All’inizio ha negato. Poi ha ammesso e ha fatto i complimenti agli sbirri: «Non pensavo che mi avreste perseguitato sino a questo punto» ha detto l’ex primula rossa. Non sapeva di dovere fare i conti con il Maigret di campagna. Uno che non molla mai.
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