Sicurezza
Dal Porto ha scelto: si opera al Versilia
L’ex imprenditore convinto dal primario Massimo Cecchi: «Ho fiducia nell’intervento conservativo del rene malato»
LUCCA. Domenica 12 giugno alle 18 ricovero all’ospedale Versilia, lunedì 13 intervento chirurgico conservativo eseguito dal primario Massimo Cecchi, tre giorni di degenza e ritorno nella sua abitazione di San Ginese per poi sottoporsi a controlli bimestrali per capire se il tumore al rene sinistro è stato bloccato dopo aver asportato la metastasi di un centimetro. È questo il cronoprogramma che seguirà Guido Dal Porto, 56 anni, l’ex imprenditore a cui per errore è stato asportato il rene sano (destro) nel corso di un intervento chirurgico avvenuto il 14 aprile scorso all’ospedale San Luca. Le parole del dottor Cecchi e la sua grande disponibilità hanno convinto il paziente da quasi un mese al centro di un caso clinico senza precedenti in Lucchesia: «Stamani (ieri mattina per chi legge) ho avuto un lungo ed esaustivo colloquio con il dottor Cecchi e mi sono deciso a mettermi nelle sue mani. Il nostro è stato un colloquio franco. Non è un mago, ma umanamente è stato fantastico. Mi ha spiegato tutto per filo e per segno. Non mi toglierà il rene malato, ma la metastasi lunga un centimetro. Sarà un intervento conservativo anche perché prima di un trapianto dovrebbero comunque passare cinque anni di consolidamento e nel frattempo dovrei sottopormi a dialisi. Lui ha visto la tac e sostiene che c’è spazio per quel tipo di intervento. Poi seguiranno controlli mensili o bimestrali. Si può andare avanti senza l’asportazione dell’organo per 6-8 mesi, ma anche per 6-8 anni. Mi creda uscito dalla sua stanza mi sono sentito per così dire un po’ risollevato». Con quel medico è riuscito persino a scherzare: «Non ha usato parole complicate nella sua diagnosi e mi ha messo a disposizione una stanza riservata in modo che, al termine dell’intervento e prima delle dimissioni, possa ricevere non solo i familiari, ma anche la stampa. Sono riuscito anche a farlo sorridere quando all’inizio voleva operarmi venerdì 17 giugno. Io non sono scaramantico, ma visto quanto mi è accaduto ho preferito soprassedere perché a volte è meglio non sfidare la cabala». Sull’inchiesta della magistratura che procede a ritmi spediti l’ex imprenditore pare ottimista: «L’importante è che si arrivi all’accertamento delle responsabilità perché quanto mi è capitato non accada mai più a nessun altro. L’unica cosa che non capisco riguarda il protocollo. Da studente ricordo i fogli protocollo che dovevo compilare per il compito in classe. Trovo invece fuori luogo che ci si debba affidare a certe robe dimenticandosi che ogni vita è prezioso e che il medico deve usare scrupolo e professionalità con qualunque paziente. E in Cecchi ho trovato quell’umanità che pensavo essere un ricordo della mia giovinezza. Adesso trascorrerò con i miei familiari, la stella polare della mia esistenza, il periodo che resta prima di sottopormi all’intervento. Nonostante tutto ho ancora fiducia nel genere umano».
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