Il Tirreno

Lucca

Si spezza il fronte del no all’elettrodotto

di Nadia Davini
Si spezza il fronte del no all’elettrodotto

Da una parte l’opposizione alle opzioni di Terna, dall’altra la richiesta di non lasciare tutto così com’è

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LUCCA. Nessuna preferenza sui tracciati, nessuna indicazione specifica, né volontà di scendere a compromessi, perché significherebbe creare, nei confronti di Terna, un’apertura che cittadini e Comuni negano. I cittadini sono quelli riuniti nel comitato Starc, e i Comuni sono i 5 coinvolti dal progetto di nuovo elettrodotto. Tutti forti anche del parere contrario della Soprintendenza. Opzione zero, dunque. Il punto di partenza, e di arrivo, è sempre questo ed è stato ribadito anche durante l'assemblea di lunedì sera a Nozzano: no ai nuovi tralicci, ma messa in sicurezza del percorso esistente, soprattutto dal punto di vista sanitario.

«Chi dice – spiega Simone Lena, responsabile del comitato Starc – che rifiutare tutte le opzioni presentate equivalga a lasciare carta bianca a Terna, sbaglia. Scegliere una soluzione rispetto a un'altra, invece, significa accettare che venga costruito un nuovo elettrodotto e questo è inaccettabile». Il commento è rivolto direttamente ai membri del comitato Maggiano 2005, che, al contrario, vedono nell'opzione zero la volontà di lasciare tutto così com'è.

«Continuare a ripetere il sì all'opzione zero – hanno spiegato alcuni cittadini di Maggiano – è come dirci che di noi e della nostra situazione, con l'elettrodotto che ci passa sopra le teste, ve ne fregate. Sono 11 anni che ci battiamo contro i tralicci». Per questo motivo, infatti, il comitato di Maggiano non scarta in toto le tre opzioni presentate da Terna in alternativa al progetto originario, ma salva l'ipotesi A2, che segue il tracciato fermo in fase autorizzativa al Ministero, proponendo interventi di miglioramento. Dall'altra parte, invece, c'è Starc, secondo cui le varianti di Terna sono tutte da bocciare, perché parte della stessa famiglia del progetto originario. Solo la cosiddetta B1 è stata definita dal fisico Paolo Parma, uno dei consulenti del Comitato, insieme all'architetto Patrizia Savigni, la meno peggio, anche se dal punto di vista medico-sanitario nessuno dei tracciati risolve il problema. Ecco quindi che il fronte compatto del "no all'elettrodotto" si inclina progressivamente.

«Non possiamo che ripetere la nostra contrarietà al nuovo tracciato – ha aggiunto l'assessore Francesco Raspini – ma occorre che la battaglia sia unitaria, anche nel richiedere interventi di miglioramento e messa in sicurezza dell'elettrodotto esistente. I dati Arpat ci dicono che le emissioni dei tralicci che passano per Maggiano, Farneta e Ponte San Pietro superano i 3 microtesla del 20%: una percentuale troppo alta, ecco perché vogliamo che il governo intervenga e riveda i limiti massimi di emissioni a cui Terna deve adeguare l'elettrodotto. Non possono esistere cittadini di serie A e di serie B. Per quanto riguarda il nuovo elettrodotto, invece, gli strumenti normativi sono dalla nostra parte e abbiamo i mezzi per fermare il progetto. Le amministrazioni comunali stanno andando avanti compatte nel ripetere che nessuna delle alternative ci convince e nessuna di esse, compresa la B1, è realizzabile. Certo, dispiace vedere che il fronte comune abbia cominciato a cedere».

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