Il dolore
Respinta la richiesta d’appello, Botta resta in carcere
LUCCA. Respinta la richiesta d’appello: Pietro Botta resta in carcere, dove sta scontando la condanna a nove anni inflittagli in primo grado. Ieri pomeriggio la corte d’Appello di Firenze avrebbe...
LUCCA. Respinta la richiesta d’appello: Pietro Botta resta in carcere, dove sta scontando la condanna a nove anni inflittagli in primo grado. Ieri pomeriggio la corte d’Appello di Firenze avrebbe dovuto affrontare la vicenda di Pietro Botta, il 29enne originario di Catania ritenuto essere il basista della banda che il 5 ottobre 2012 rapinò l’agenzia del Banco Popolare a Lappato. Ma il procedimento non ha preso avvio: la richiesta di appello è stata presentata oltre i termini consentiti dall’avvocato difensore. Pertanto è stata respinta.
La condanna nei confronti di Botta, da diversi anni residente a Pescia, era arrivata nel marzo 2015 al termine del processo di fronte al collegio (Billè, Silvestri, Fantechi), pm il sostituto procuratore Lucia Rugani. Le indagini consentirono alla questura e alla guardia di finanza di identificare a Pistoia gli autori della rapina avvenuta a Lappato, che fruttò ai malviventi 12.000 euro. Si trattava di due catanesi. Ricostruendo i loro movimenti nei giorni precedenti la rapina gli investigatori arrivarono a Pietro Botta. Secondo l’accusa quest’ultimo aveva fatto da basista, individuando l’obiettivo, rubando il ciclomotore usato per il colpo e offrendo ai rapinatori un’abitazione sicura.
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