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Lucca

Duemila firme per salvare Isola Santa - Foto

Luca Dini
L'Isola Santa nella foto inviata da Christian Petrini per la nostra iniziativa Toscana da amare
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L'Isola Santa nella foto inviata da Christian Petrini per la nostra iniziativa Toscana da amare

Careggine: mobilitazione online per partecipare al progetto “luoghi dimenticati” promosso dal Governo

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CAREGGINE. Isola Santa in pole position. Il sindaco Mario Puppa ha anticipato tutti candidando il borgo per il progetto “luoghi dimenticati” lanciato dal premier Matteo Renzi. Sono già circa 2.000 i fan sull’apposita pagina Facebook, Salviamo Isola Santa, creata proprio dal sindaco con l’obiettivo di colpire l’attenzione del Governo che ha messo a disposizione 150 milioni di euro per recuperare e ristrutturare i “luoghi dimenticati”, siano essi borghi antichi, siano essi luoghi abbandonati, siano essi musei o altre bellezze artistiche. Un progetto che andrà avanti fino al 31 maggio con la possibilità di segnalare, per ogni cittadino, un luogo da recuperare inviando una mail a bellezza@governo.it.

Puppa ha pensato di dare maggiore forza alla sua azione con una sorta di petizione online tramite il social newtork più conosciuto ovvero Facebook. Isola Santa è uno dei luoghi più magici della Garfagnana. Lungo la strada d’Arni, l’antico agglomerato si trova sulle sponde dell’omonimo lago. Uno dei tanti bacini artificiali realizzati da Enel in Garfagnana. Come per il più celebre paese sommerso di Vagli, anche qui la realizzazione del lago portò all’evacuazione del paese e anche qui c’è un “tesoro” nascosto. Sul fondo del lago, infatti, è ancora in buono stato l’edificio che aveva ospitato l’antico mulino Mosceta, un grazioso ponte ad un’arcata che sembrerebbe risalire al 1200 e alcuni resti di piccole case sparse.

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La storia di Isola Santa è molto simile a quella di Fabbriche di Careggine. Anche qui dopo la seconda guerra mondiale si progettò la costruzione di una grande diga per sbarrare il corso del fiume Turrite e produrre così energia elettrica. L’imponente costruzione venne conclusa nel 1950 dalla Selt-Valdarno. Le acque andarono a ricoprire solo pochi edifici ed il ponte, ma provocarono grossi problemi di stabilità alle altre abitazioni del paese che si ritrovarono situate in riva al nuovo lago, Chiesa di San Jacopo compresa.

Poco alla volta (alcuni resistettero per molti anni), gli abitanti si trasferirono più monte, in case moderne, lasciando quasi disabitato l’antico paese. «Come amministrazione ci siamo impegnati, anche grazie ad alcuni privati, per recuperare il borgo – dice Puppa – per l’unicità del luogo e lo stato di semi abbandono, crediamo possa essere entrare tra i progetti che il Governo finanzierà e sono davvero sorpreso dall’alto numero di adesioni alla campagna che abbiamo lanciato on-line».

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