Il dolore
Imbavagliata e legata dai ladri a 86 anni
Drammatico episodio sabato a Camigliano I malviventi fuggiti con pochi gioielli
LUCCA. Mezz’ora in ostaggio dei rapinatori nella propria abitazione. È stata una serata da incubo quella passata da Isola Mazzoni, 86enne residente in una villetta all'inizio di via delle Ralle a Camigliano, che sabato si è trovata a vivere una esperienza che avrebbe fatto tremare i polsi anche a una persona molto più giovane e avventurosa di lei. In un attimo infatti l'anziana signora si è vista catapultare da una tranquilla routine serale ad una scena degna del peggior criminal movie americano, durante la quale per 30 lunghi minuti si è trovata imbavagliata e legata ad una sedia da tre malviventi vestiti di nero entrati nella sua abitazione. Una situazione dalla quale, fortunatamente, è uscita quasi indenne, fatto salvo un vistoso ematoma sulle mani nel punto in cui uno dei malviventi l'ha tenuta immobilizzata per buona parte dell'azione.
Erano circa le 20.30 quando è iniziato il lungo travaglio: Isola Mazzoni era sola in casa in attesa del ritorno del figlio, pediatra all’ospedale Santa Chiara di Pisa, e stava guardando la televisione in cucina. D’un tratto ha sentito rumori provenire da una delle porte che danno sul giardino e, prima di poter in qualche modo indagare, gli infissi sono esplosi in frantumi, lasciando entrare tre figure incappucciate e vestite di nero. Senza una parola, come se temessero di poter essere riconosciuti dal tono della voce, i tre si sono avventati sulla vecchietta, immobilizzandola senza fare caso alle sue grida e poi ognuno si è dedicato al compito che con ogni probabilità si erano assegnati in precedenza. Uno dei tre, a colpo sicuro, si è diretto nel sottoscala, iniziando a lanciarne fuori il mobilio per scoprire la piccola cassaforte a muro che vi era nascosta, mentre il secondo si è precipitato su per le scale per rivoltare le camere da letto alla ricerca di gioielli. L'ultimo invece è rimasto con la proprietaria di casa, richiudendola nello studio del figlio per impedirle di disturbare le operazioni degli altri due.
«È stato terribile - racconta la signora Isola - per tutto il tempo nessuno dei tre ha aperto bocca per dire una sola parola, e sembrava non sentirmi neanche quando lo imploravo almeno di non bendarmi, o di stringermi un po’ meno le mani perché mi facevano male». Fortunatamente il furfante, resosi conto della impotenza della anziana signora e forse impietosito dai suoi lamenti, ha lasciato ad un certo punto che si togliesse la benda dagli occhi e il nastro adesivo dalla bocca, pur continuando a tenerla segregata nello studio mentre i suoi colleghi aprivano la cassaforte: «Si era messo nel vano della porta - continua Isola - e mi impediva di passare. Io volevo solo andare a mettermi a sedere in salotto, che tanto cosa avrei potuto fare di più? Ma non c’è stato modo di smuoverlo».
Nel frattempo gli altri due malviventi continuavano la loro opera, senza tuttavia trovare il bottino sperato: solo pochi gioielli erano custoditi al piano superiore tra la bigiotteria e la cassaforte, con grande disappunto per i malviventi, era completamente vuota. Solo il cielo a questo punto sa che cosa avrebbero potuto fare i tre criminali alla anziana signora per cercare di farsi dire il luogo dove erano riposti gli agognati gioielli. Ma prima che le cose potessero prendere una piega ancora peggiore uno dei tre manigoldi, ingenuamente, ha tagliato un filo del quadro elettrico, sperando forse di disattivare completamente le telecamere in giardino, ottenendo invece il risultato di far scattare l'allarme collegato alle forze dell'ordine. Fatta la frittata i tre non hanno potuto fare altro che darsi alla fuga, sparendo nella notte. A quel punto la signora è riuscita a trovare il telefono e chiamare i carabinieri, che trovandola in stato di choc hanno provveduto a tranquillizzarla e prestarle il primo soccorso, nell'attesa che anche il figlio tornasse a casa, per poi dedicarsi ai rilievi del caso. A rendere ancora più inquietante l'episodio il fatto che i ladri avessero una approfondita conoscenza dell'obbiettivo. Pare probabile quindi che possano essere persone conosciute alla vittima, o che almeno abbiano ricevuto l'imbeccata da qualcuno molto vicino alla famiglia.
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