Attenzione
San Luca, trecento lavoratori in ansia
Le cooperative che gestiscono i servizi non sanitari preoccupate dal cambio del concessionario
LUCCA. La messa in vendita dell'ospedale San Luca di Lucca mette in ansia i circa 300 lavoratori delle cooperative che si occupano dei servizi presi in concessione dall'Astaldi, una delle aziende che ha costruito il presidio in project financing (la spesa per il solo San Luca è stata di 164,8 milioni di euro). La cessione dell’ospedale da parte della ditta di costruzioni, intenzionata a ridurre il proprio indebitamento, consegnerà al nuovo proprietario (quando si farà avanti) anche le concessioni su tutta una serie di servizi non sanitari e commerciali che gravitano intorno al nuovo ospedale. A gestirle è Gesat, la società consortile formata dal pool di imprese che ha realizzato il San Luca (Astaldi, Impresa Pizzarotti e Techint Engineering). Attraverso una serie di cooperative a cui ha dato in appalto i servizi, Gesat si occupa di manutenzione degli immobili, pulizie; trasporto meccanizzato; lavanderia, guardaroba e sterilizzazione biancheria; ristorazione degenti e mensa personale; sterilizzazione degli strumenti per le sale operatorie; raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti pericolosi; gestione dei servizi di maggior comfort alberghiero per la libera professione intramoenia in ospedale (di fatto le camere a pagamento), delle aree commerciali (bar, edicola, ecc). In base agli accordi stipulati in sede di project financing ogni anno l’Asl versa poco più di un milione di euro al pool di aziende che ha realizzato l’ospedale. Soldi che in parte servono a coprire gli oneri per la costruzione del presidio e in parte finanziano i servizi forniti dal concessionario.
Ora la concessione di quei servizi rischia di passere in mano a un altro soggetto e sindacati e lavoratori sono con il fiato sospeso. «Ci auguriamo che il soggetto che subentrerà mantenga gli accordi in essere – spiega Massimiliano Bindocci della Cgil – I tavoli per la gestione di questi servizi sono sempre stati fatti sotto l’egida della Regione e credo che si debba continuare su questa scia». Lo stesso concetto viene espresso da Pietro Casciani della Uil: «Quello del project financing è un sistema che ci è sempre sembrato poco adatto alla gestione del servizio sanitario pubblico – spiega – In pratica, siamo inquilini in affitto nell’ospedale e per ogni variazione ci si deve rivolgere al concessionario. Sono loro che dicono quello che si può o non si può fare. Con l’annunciata cessione delle concessioni da parte di Astaldi la preoccupazione è duplice: in primis per la parte sanitaria, sulla quale ci auguriamo che il pubblico metta dei paletti al nuovo concessionario privato; e poi c’è ansia per il destino dei lavoratori. In un’eventuale cambio d’appalto dovrà essere garantita la clausola di salvaguardia per il personale delle cooperative. Ci auguriamo che il consiglio regionale vigili su quello che avverrà».
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