Gioco
Intitolato il teatro a fratel Arturo Paoli
Cerimonia ieri nella scuola media Chelini di San Vito. Il dirigente Testa: «La sua vita era uno scrigno prezioso di storie»
LUCCA. Un nome che evoca amore, per un luogo che richiede cura, dedizione e sacrificio. Lo stesso impegno con cui fratel Arturo Paoli ha aiutato il prossimo durante tutta la vita.
Proprio a lui, infatti, è stato intitolato il teatro della scuola media "Chelini" di San Vito, con l'augurio che la forza d'animo che ha attraversato l'esistenza di quell'uomo dagli occhi magnetici, ispiri i pensieri e riscaldi gli animi dei tanti studenti che frequentano l'istituto.
L'idea dell'intitolazione va ricercata nella volontà del dirigente scolastico, Giovanni Testa, di rendere il più conosciuta possibile la storia di fratel Arturo, testimone libero, e talvolta scomodo, di una chiesa rivolta agli ultimi, tenda da campo ovunque ce ne fosse stato bisogno.
Un invito che subito è stato accolto dall'arcivescovo, Italo Castellani, e dalla nipote di Arturo Paoli, Marilena Trionfi, entrambi presenti ieri alla scuola "Chelini" per partecipare alla cerimonia.
Accanto a loro, il vicesindaco Ilaria Vietina e la dirigente dell'ufficio scolastico provinciale, Donatella Buonriposi. Sul palco, invece, l'orchestra scolastica e, poco distante, la targa, realizzata nei laboratori del liceo artistico "Passaglia". «Tutto nasce - ha spiegato il dirigente scolastico - da un incontro che ho avuto con fratel Arturo qualche anno fa. Uno di quegli incontri che ti segnano la vita, di cui poi non puoi più fare a meno: tornai a trovarlo spesso, insieme a mia moglie, ogni volta gli portavamo un dolce fatto in casa e lui ci ripagava con i suoi racconti. I ricordi della guerra, l'escamotage per riconoscere e salvare molti ebrei, il Sud America, il Che Guevara: la vita di Arturo era uno scrigno prezioso, da cui tirava fuori aneddoti, pezzi di storia mondiale vissuta in prima persona. Un giorno mi disse che aveva frequentato la scuola primaria "G. Pascoli" e io, che all'epoca ne ero il dirigente, pensai di fargli una sorpresa andando a ritrovare le pagelle e i registri dell'epoca, che testimoniavano la sua presenza. Ne rimase colpito. L'ho sempre sentito vicino, anche quando ho dovuto affrontare un momento difficile della mia vita professionale, Arturo c'era, mi ripeteva che tutto sarebbe andato bene e che lui avrebbe pregato per me». Amore, amicizia, ascolto, capacità di guardare l'altro: nelle letture degli studenti, che hanno scelto i brani più significativi dell'eredità lasciata da Arturo Paoli, sono questi i concetti che tornano più spesso, permettendo così di identificare la sua azione morale e spirituale attorno ad alcuni punti pesanti come pietre, per questo insostituibili.
«Arturo chiamava Gesù, "l'amico" - ha raccontato l'arcivescovo - Diceva che era stato l'amico a indicargli Lucca, nel momento del suo rientro dall'America Latina. Amore, poi, è l'altro tema che ha interessato tutta la sua vita, nel suo impegno, come lo definiva lui, di amorizzare la comunità». Quella comunità che Arturo Paoli cercava e ascoltava, piantando ovunque andasse la sua tenda da campo: uno spazio aperto, privo di confini e di muri, libero da pregiudizi.
E sempre a proposito di intitolazioni, anche la scuola primaria Pascoli ha deciso di “dedicare” la sala mensa dell’istituto a Maria Amelia Valdiserra, dipendente del Comune di Lucca che ha prestato servizio presso l’ufficio mensa con grande professionalità e competenza, purtroppo scomparsa prematuramente lo scorso anno. Un punto di riferimento, oltre che per gli aspetti tecnici del servizio anche per l’entusiasmo e la capacità di incoraggiare e sostenere gli altri nei momenti meno facili dell’attività lavorativa. Una richiesta, quella dell’intitolazione a Maria Amelia Valdiserra, partita dal presidente del consiglio d’istituto precedente e accolta dall’amministrazione comunale affinché il suo nome rimanga nella quotidianità del lavoro scolastico.
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