Il Tirreno

Lucca

Parco fluviale impraticabile tra rovi e ortiche

di Luigi Spinosi
Parco fluviale impraticabile tra rovi e ortiche

Proteste dei residenti anche per il traffico «Aspettando il ponte le case tremano per i Tir»

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LUCCA. Cosa direste se il parco davanti casa fosse abbandonato a se stesso, reso impraticabile dall'erba cresciuta a dismisura fino a diventare arbusti? Se lì, a due passi dalle finestre, trovate canne, roveti, ortica? È quello che si trovano a dover sopportare gli abitanti di Monte San Quirico, lungo la sponda destra del Serchio, tra il punto in cui il suo corso si incrocia con quello della Freddana e il ponte che porta a Borgo Giannotti.

Il parco, in questo caso, è dietro casa, e non davanti, e non è un parco nel senso comune del termine, bensì un parco fluviale. Ma la sostanza non cambia. Anzi, l’incuria in questo caso ha più effetti negativi: priva la comunità di un’area che potrebbe diventare luogo di svago, soprattutto adesso che andiamo verso l’estate; così abbandonata a se stessa diventa un habitat ideale (a due passi dalle case) per insetti, serpenti, topi «e persino cinghiali», come aggiunge un residente. E poi, quelle sponde, così invase di sporcizia, sollevano qualche perplessità sulle possibili conseguenze sulla regolarità del corso del fiume.

A denunciare questo stato di cose è uno dei residenti della frazione lucchese, Cesare Setti, le cui finestre, appunto, si affacciano su quella “selva oscura”, separate solo da un vialetto pedonale in ghiaia («Che teniamo pulito noi»).

«Non c’è bisogno di dire nulla, basta affacciarsi e guardare», commenta mentre ci accompagna lungo la sponda del fiume attraverso le scalette che, in teoria, dovrebbero portare su una riva praticabile, ma che in pratica costringono ad autentici slalom attraverso spine e frasche, stando ben attenti a dove mettiamo i piedi.

Un peccato. Questa la prima sensazione che si può provare. Peccato perché, se opportunamente curato, quest’angolo del territorio potrebbe essere uno spazio verde da vivere, un angolo di natura, tra due fiumi, a due passi dalle case. Potrebbe essere qualcosa di piacevole, invece è una fonte di preoccupazione: «Quando a occuparsene era il genio civile queste sponde venivano ripulite con regolarità, adesso, da quando la competenza è stata girata al Consorzio di bonifica, questo è lo stato di cose. Altrove le sponde vengono pulite, qui, al massimo, mandano un paio di operai con un frullino, ma che possono fare contro questa foresta? Ho chiamato più di una volta, sono anche venuti a vedere, ma non è successo nulla. Alla mia ennesima chiamata mi sono sentito rispondere che in fondo protestavamo solo in due, io e una signora che abita più avanti».

Beh, magari le proteste saranno davvero isolate, come si è sentito rispondere il signor Cesare, ma la sponda resta da pulire, e meriterebbe di essere pulita anche se nessuno alzasse la cornetta per lamentarsi.

Così il gruppo di case sulla sponda appare circondato, da un lato il fiume e (soprattutto) la sponda sporca, dall’altra la strada, quella via per Camaiore, dove si concentra una gran mole di traffico, anche pesante. Quel traffico che attraversa il ponte di San Quirico, creando anche diversi problemi di viabilità (vedi il caso di via Saicchi) ai due ingressi del ponte stesso («E le nostre case tremano con tutti questi camion che passano»).

Problemi che potrebbero essere facilmente risolti mantenendo quanto promesso da tempo, ossia la realizzazione di un nuovo ponte sul Serchio a monte di quello attuale, che aggirerebbe le abitazioni finendo su via per Camaiore in un punto dove creerebbe molti meno disagi, «ma – chiude la protesta – temo , come mi ha detto anche la consigliera dei Cinque Stelle Laura Giorgi, che quel ponte non lo faranno mai».

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