Trasporti
«Non svendete il centro storico»
L’appello di Martini (Confcommercio) a chi possiede fondi nelle vie tradizionali. E chiede «subito il piano delle funzioni»
LUCCA. «Invitiamo i proprietari dei fondi commerciali nel centro storico a considerare due aspetti: il primo è la responsabilità che ognuno di loro ha nella salvaguardia del tessuto tradizionale e dell'immagine stessa della città. Il secondo è un appello a non lasciarsi attrarre da guadagni magari più sostanziosi sull'immediato, garantiti da marchi di catene che con Lucca non hanno alcun legame e che per questa ragione potrebbero poi andarsene nel giro di breve tempo, a scapito invece di attività tradizionali locali che garantiscono stabilità e continuità negli anni, rappresentando dunque una certezza duratura per la rendita».
Con la chiusura dei negozi storici e tradizionali di Lucca, il centro storico assume sempre più sembianze globalizzate. Parte da qui Giovanni Martini, presidente della commissione centro storico di Confcommercio, per formulare il suo appello ai proprietari dei fondi commerciali nelle vie storiche, esce - stavolta - completamente allo scoperto.
Nelle ultime settimane in realtà la morìa per vari motivi dei negozi di tradizione è stata ingente: hanno chiuso le due boutique di Tenucci per problemi legati al fisco e a Equitalia, ha chiuso uno dei due punti vendita della pellicceria Pierini in via Fillungo, ha chiuso il negozio di scarpe Chelini in canto d’Arco (l’unico finora rilevato da commercianti lucchesi, i De Simoni), si è trasferito Bellandi dalla sede tradizionale in via Beccheria per approdare in via Veneto nell’ex Cariola. E sono solo gli ultimi.
Adesso con la minaccia di chiusura che incombe sulla Stella Polare, il noto caffè ristorante fra piazza Grande e via Veneto ( potrebbe lasciare il campo a un fast food), Martini prende posizione. «Se così sarà - afferma circa la chiusura paventata della Stella Polare - sarà l'ultimo smacco e dell'ennesimo colpo alla tradizione commerciale della città. Il centro di Lucca, negli ultimi anni, ha registrato e registra, per motivi diversi, chiusure o trasferimenti in serie di attività che con il loro nome hanno segnato la storia imprenditoriale del centro, contribuendo a renderlo unico e rinomato nel mondo».
«I campanelli d'allarme - prosegue - sono tanti: Confcomercio li raccoglie e se ne fa interprete, portando avanti proposte concrete per salvaguardare il tessuto commerciale. Di recente l'amministrazione ha approvato la moratoria per frenare le aperture indiscriminate di bar e paninoteche: un risultato importante, ma non basta. Oggi oltre i pubblici esercizi, bisogna salvaguardare i negozi di altri settori come abbigliamento, calzature e altri ancora, di fronte all'avanzare delle catene che rischiano di globalizzare Lucca».
«Occorre un piano delle funzioni per tutelare ruolo e funzioni del negozio tradizionale e della sua tipicità. Le catene sono ormai parte del commercio moderno ed è irreale pensare a una città dove siano assenti. Ma si deve trovare un punto di equilibrio fra grandi marchi e commercio tradizionale, per consentire a quest'ultimo di non scomparire e conservare il suo ruolo. Un tema tra i tanti per i quali ci battiamo, come l'accessibilità al centro storico, i parcheggi e la necessità di riportare in città uffici, servizi e funzioni pubbliche che riavvicinino al centro. Da almeno dieci anni si assiste a promesse generiche che non hanno prodotto niente di concreto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
