Il Tirreno

Lucca

Corteo per salvare il lavoro

di Luigi Spinosi
 Corteo per salvare il lavoro

Sindacati e dipendenti chiedono all’azienda di riaprire la trattativa

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PORCARI. La minaccia della pioggia, che in alcuni momenti si è anche concretizzata, non ha fermato la protesta dei lavoratori della Snai. In compenso, per una mattina, ha fermato l’attività della Snai stessa. Alle 8 i dipendenti si sono regolarmente presentati davanti la sede di via Boccherini, ma solo in pochissimi sono entrati. La maggior parte è rimasta fuori, con bandiere e striscioni, con fischietti e trombette. Con loro anche alcuni rappresentanti sindacali di altre aziende, venuti a portare la solidarietà ai lavoratori di Porcari. In tutto circa 200 persone davanti ai cancelli, e poi in corteo.

Su di loro la spada di Damocle di un trasferimento, che avrebbe tanto il sapore del licenziamento, visto che la riorganizzazione interna di Snai prevederebbe di spostare parte dei dipendenti nelle sedi di Roma o Milano. Un tema sul quale, al momento, non è nemmeno previsto un confronto, in quanto l’azienda – spiegano i sindacati – ha annunciato di non voler partecipare all’incontro che era stato messo in calendario per il 24 maggio. Una scelta motivata quale conseguenza dello sciopero dei dipendenti, letto dai vertici Snai come una volontà di rottura del confronto. «Solo una scusa» tagliano corto i rappresentanti dei lavoratori.

Dopo il presidio, e dopo il corteo, i dipendenti della Snai si sono ritrovati davanti al Comune, con la scalinata che porta alla sala consiliare trasformata in improvvisato palco. Qui i rappresentanti dei lavoratori hanno illustrato le loro richieste, poi ribadite di lì a poco durante l’incontro nella stessa sala del consiglio, con gli amministratori locali e una delegazione di lavoratori. La richiesta base è quella di ripartire con il dialogo: «L’azienda ora è vuota – ha detto Mario Rossi della Fiom Cgil – e così come siamo in tanti oggi saremo in tanti anche domani. Se da parte dell’azienda si usa il cervello dovrebbe partecipare alla riunione del 24. Cosa hanno da temere dal confronto?».

L’intenzione è quella di proseguire con le manifestazioni («Siamo pronti a ripetere l’iniziativa», come ha sottolineato Narcisa Pellegrini della Fim Cisl), anche se proprio gli scioperi dei dipendenti sono stati il casus belli che ha provocato la rottura del confronto ma, d’altro canto, ha ribadito Rossi, «noi sono sei mesi che aspettiamo il piano industriale da Snai».

Presente anche il segretario generale della Fiom toscana Massimo Braccini che, nel successivo faccia a faccia con gli amministratori comunali, ha sottolineato come l’attuale situazione di incertezza non faccia bene a nessuno: «L’azienda ha il dovere non di tentare di dividere, ma di aprire una trattativa. Serve tranquillità, altrimenti le aziende non funzionano». Una tranquillità che nelle condizioni attuali non c’è e non ci può essere, visto che nessuno sa con esattezza dove Snai voglia andare a parare (del resto se non c’è dialogo è anche difficile ricevere chiarimenti e/o rassicurazioni). C’è poi la questione o, meglio, l’incognita dei numeri: quanti dovranno trasferirsi. Il sindaco nell’incontro ha detto di non aver avuto risposte sui numeri. Il sindaco no, ma i sindacati si: «Il passaggio dei numeri – ha ripreso la Pellegrini – l’anno fatto con noi nell’incontro del 13 aprile e per un reparto, un solo reparto, si è parlato di trasferire a Roma 21 persone su 40. E non abbiamo approfondito cosa sarebbe successo negli altri reparti». Una riorganizzazione che non sarebbe dettata da difficoltà economiche: certo, nel 2015 c’è stata, come detto da Baccini, una perdita pesante (54 milioni di euro), ma al tavolo istituzionale era anche emerso che l’azienda non era in stato di crisi.

Allora perché questa manovra sui lavoratori? Il loro costo, è stato detto in assemblea, “pesa” per il 5% sull’intero bilancio («E non sappiamo se dentro quel 5% ci sono anche le retribuzioni dei vari Ad e quadri»), poco per sperare di intervenire sui conti agendo su questa voce.

Giacomo Saisi di Uil Nord Toscana ha ribadito il danno provocato sia al lavoratore che all’azienda da questo stato di incertezza, mentre Massimiliano Bindocci della Cgil ha sottolineato ancora una volta che occorre riaprire il confronto, che l’azienda deve presentare quelle che sono le sue idee, per discuterle, e che deve essere presentato un piano industriale. Ma un piano che non sia per l’immediato, ma che guardi al futuro, almeno al medio periodo, per dare quella tranquillità chiesta da tutti.

Poi la proposta di Rossi, quella di far sentire all’azienda anche il peso del mondo della politica, che ha già aveva partecipato alle precedenti trattative, visto che Snai «è un’azienda che vive di concessioni pubbliche».

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