Il Tirreno

Lucca

Lorenzini, spuntano 2 cisterne di gasolio

di Gianni Parrini
Lorenzini, spuntano 2 cisterne di gasolio

Serbatoi interrati scoperti durante i lavori: per capire se la zona è inquinata il Comune ha affidato l’incarico a degli esperti

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LUCCA. Caserma Lorenzini, dal sottosuolo spuntano due cisterne di gasolio: c’è il rischio che la zona sia inquinata e debba essere bonificata. La notizia emerge da una determina pubblicata sull’albo pretorio del Comune. Durante le attività di scavo previste per il lavori di restauro dell’ex caserma della Folgore, è stata rilevata la presenza di due cisterne interrate – una nella parte nord l'altra nella parte sud. Contenevano il gasolio che serviva a riscaldare i locali in cui risiedevano i militari. Al momento del ritrovamento le due cisterne erano vuote e non sono state trovate tracce evidenti di sversamento. Tuttavia si procederà a un’analisi del rischio, operazione preliminare alla rimozione dei serbatoi e all’eventuale bonifica del sito. La scansione dei lavori è fissata dalla determina: si parte con le “indagini di caratterizzazione” che serviranno a definire la contaminazione del terreno e delle acque sotterranee. Successivamente si faranno dei “sondaggi geognostici a carotaggio” e infine analisi chimiche per la determinazione della concentrazione di idrocarburi pesanti nel terreno e nelle acque.

I lavori sono stati affidati in somma urgenza ad un pool di esperti di rischio ambientale (i dottori Paolo Sani, Elena Sani e Simone Basili); Gaia Servizi di San Giuliano si occuperà dei sondaggi mentre le analisi chimiche su terreno e falde acquifere sono compito della Techno Tex di Capannori. L’importo totale dei lavori è di 15.874 euro.

Soldi lo stato dell’arte. Nel caso si rendesse necessario la bonifica, infatti, gli importi salirebbero. E di molto: «A quel punto dovremmo riprendere in mano il contratto di acquisto dell’ex Caserma – spiega l’assessore Serena Mammini – e valutare quali erano gli accordi tra le due parti». Non è escluso che possa nascere un contenzioso tra Comune e ministero della Difesa per l’addebito di questa spesa imprevista.

In ogni caso, la scoperta rischia di complicare (e allungare) il già difficile recupero dell’ex Caserma. Il restauro, infatti, è frenato da un contenzioso con la ditta (Paco) che aveva vinto il bando per effettuare i lavori del progetto Piuus e che nei prossimi giorni dovrebbe liberare il cantiere.

Con una delibera del 17 febbraio scorso l’amministrazione ha addebitato all’associazione temporanea di impresa Paco (Pacifico costruzioni generali spa - Spinosa costruzioni generali spa, Sead srl, Effe ingegneria e costruzioni srl) «il gravissimo ritardo nell’esecuzione dei lavori nonché gravi inadempimenti delle obbligazioni contrattuali tali da compromettere la buona riuscita dei lavori». Di conseguenza è stata disposta la risoluzione del contratto di appalto. Successivamente, il 21 marzo, Paco ha chiesto con diffida che l’amministrazione comunale revocasse la risoluzione del contratto di appalto e disponesse la ripresa dei lavori. Lo scontro a suon di carte è continuato fino a qualche giorno fa, quando il Comune, con un ulteriore atto, ha confermato la volontà di non revocare la risoluzione del contratto che riguarda il restauro del complesso San Romano - ex caserma Lorenzini. Così a breve la ditta lascerà il cantiere e i lavori dovrebbero riprendere con un nuovo affidatario. Ma non sono escluse novità.

Secondo il progetto Piuss per il quale l’Europa era determinata a sborsare a fondo perduto circa sei milioni di euro il complesso di San Romano era destinato a trasformarsi in centro congressi, asilo nido e museo del fumetto. Come avvenuto per la Manifattura, si spera che la Regione ritiri i fondi Piuss (fondi europei) per rifinanziare il progetto con proprie risorse, dando più agio al Comune soprattutto nei tempi di realizzazione dei progetti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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