Sicurezza
Tre medici meno del necessario
Di Vito (Uil) fa l’elenco dei problemi del reparto, oggi un’assemblea sul caso
LUCCA. «Organizzazione e personale insufficiente»: queste le parole utilizzate dal genitore per descrivere i problemi del pronto soccorso del San Luca, praticamente le stesse utilizzate da Alessandro Di Vito, sindacalista della sanità di Uil, per sintetizzare i disagi del reparto.
Parlano i numeri: «La situazione attuale vede un medico in malattia, uno a orario ridotto e un sostituto – spiega Di Vito – attualmente abbiamo 21 medici di cui facente funzione di primariato, mentre dovrebbero essere 23 più un primario». Insomma, una pianta organica che parte con un -3, mentre si avvicina il periodo delle ferie («E non so come lo affronteremo»).
C’è poi un problema di suddivisione dell’organico: se il problema del ragazzo di cui parliamo sopra si è verificato di giorno, la situazione diventa peggiore col calar della sera. «L’attuale organizzazione – riprende Di Vito – prevede una drastica riduzione di personale nell’orario notturno. Nella fascia 8-20 ci sono 4 medici, che nella fascia oraria 20-8 diventano 2, quindi alle 20 abbiamo un dimezzamento del numero dei medici e una riduzione del 40% del personale infermieristico. Inoltre fino alle 20 c’è il medico per i codici bianche e azzurri. E, ancora, c’è da fare il passaggio delle consegne. Insomma, se si finisce in quell’imbuto possono passare ore prima di essere visitati . Poi ci sono anche altre questioni di cui tener conto, tipo un territorio che non filtra gli accessi, i problemi creati dal sistema per intensità di cure, o la questione dei posti letto: il “setaccio” per il ricovero è strettissimo, quindi capita in alcuni casi di dover tenere le persone in pronto soccorso, con gli ambulatori occupati (anche per le osservazioni brevi creando così una sorta di “tappo” ndr)».
Occorre rivedere l’organizzazione insomma e proprio di questo si parlerà oggi in un’assemblea del personale dal quale usciranno le proposte e le richieste sindacali. In sostanza servono risorse, e le colpe, viene detto, non sono nemmeno tutte dell’Asl (cui viene rimproverata soprattutto la mancata nomina di un primario, che libererebbe una figura medica in più “sul campo”).
E alcune delle proposte sono sostanzialmente già chiare, come quella di prolungare fino almeno a mezzanotte l’attività degli ambulatori per i codici bianchi e azzurri, aumentare il numero dei medici in orario serale, magari intervenendo sull’attuale formula della reperibilità notturna («Reperibilità per modo di dire, visto che viene regolarmente chiamato: a quel punto meglio mettere un medico in più fisso fino all’una o le due di notte»). Ma, su tutto, la necessità di una pianta organica adeguata, per arrivare a 23 medici più il primario. Anche perché in ballo c’è «un alto rischio professionale, per il medico e, prima ancora, per il paziente». (l.s.)
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