Il dolore
Narcotizzò anziano, condannata
La donna si era impossessata della pensione di 600 euro
LUCCA. Aveva sciolto il Tavor nel succo di frutta di un anziano amico di famiglia per derubarlo dei 600 euro della pensione. Ora per Giovanna Giannotti, 44 anni pesciatina residente a Lucca è arrivata una condanna a cinque anni di reclusione per rapina aggravata.
La donna era stata arrestata l’autunno scorso dalla squadra mobile della questura di Lucca dopo un’indagine durata cinque mesi e mezzo.
La vittima è un ultrasettantenne che da anni vive in una residenza sanitaria assistita in Lucchesia. Giannotti lo conosceva bene, tramite i suoi genitori, e lo andava a trovare tutti i mesi. Lui, mosso a compassione, ogni volta che riscuoteva la pensione le lasciava una banconota da 50 euro, per aiutarla viste le ristrettezze economiche. Ma il 9 aprile 2015 la donna - già arrestata nel 2012 e condannata nel 2014 con l’accusa di rapina e lesioni personali a seguito di un furto commesso al negozio Ovs nel centro storico - decide che quel denaro non è sufficiente. Ha bisogno dell’intera pensione.
La donna, quindi, contattò telefonicamente il pensionato e fissò un appuntamento al bar adiacente l’ospizio. Lui arrivò, si mise a sedere e ordinò un succo. E la sua giovane conoscente si premurò di andare al bancone e portare al tavolo la consumazione. Mettendo così in atto il suo piano, versando l’ansiolitico nella bevanda dell’anziano, che bevve tranquillamente, ignaro di tutto. Sapendo che il farmaco avrebbe fatto effetto, la donna uscendo dal bar chiese al pensionato di poter usufruire del bagno della stanza in cui vive nella casa di riposo. L’anziano la fece salire in camera, ma la vista gli si annebbiò e sprofondò in uno stato d’incoscienza. Si sarebbe svegliato più tardi in ospedale dove venne trasportato in ambulanza dopo essere stato trovato a letto in uno stato soporifero. Tornato nella sua stanza si accorse che era sparita la valigia dove aveva nascosto la pensione appena riscossa. Da lì partì la denuncia e l’inchiesta che ha portato alla condanna. Il pubblico ministero aveva chiesto sette anni.
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