Il Tirreno

Lucca

Messo alle strette da un dipendente: «Licenziami o ti faccio causa»

di Barbara Antoni
Messo alle strette da un dipendente: «Licenziami o ti faccio causa»

Lucca, lo sfogo del titolare di Cremeria Opera: «Ci sono giovani che vogliono la disoccupazione, per poi lavorare in nero in altri locali»

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LUCCA. Mirko Tognetti, 43 anni, titolare della Cremeria Opera in viale Luporini, lo definisce «estorcere un licenziamento». Parole forti, ma a suo avviso estremamente calzanti, per identificare un atteggiamento che si è visto rivolgere da un dipendente, un giovane assunto con il contratto a chiamata «che dopo un certo numero di chiamate ha iniziato a ricattarmi, a dirmi che si sarebbe rivolto al sindacato per farmi una causa di lavoro accampando rivendicazioni che però erano solo una scusa per farsi licenziare. “O mi metti in disoccupazione o io vado al sindacato” è quanto mi ha detto».

Lo sfogo di Mirko Tognetti non è solo a Lucca fra i titolari di pubblici esercizi. Pochi giorni fa, a far scoppiare il caso di un contratto da apprendista rifiutato perché il potenziale cameriere, un giovane poco più che ventenne, gli aveva detto chiaramente che avrebbe perso la disoccupazione, era stato Samuele Cosentino, titolare del ristorante Gli Orti di via Elisa. La sua “storia al contrario” se la paragoniamo a tanti casi di lavoratori sfruttati che spesso e volentieri vengono denunciati, ha avuto l’effetto deflagrazione: ha fatto scoppiare infiniti commenti, per strada e sul web, su Facebook, di imprenditori che si sono trovati più o meno nella sua situazione.

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Mirko Tognetti è uno di questi. Ed è molto amareggiato, rammaricato di esperienze con i dipendenti di cui avrebbe fatto volentieri a meno. Non è un caso infatti se a parlarne è un fiume in piena: perché una richiesta di essere licenziato per godere di un ammortizzatore sociale è un fatto che delude, che fa male.

«Se un dipendente fa una causa di lavoro, qualsiasi siano i motivi - continua il racconto di Tognetti - difficilmente la perde. A un imprenditore anche il solo difendersi, ingaggiare un avvocato per un processo del genere, costa al minimo 1.500 euro. A seguito del decreto Fornero, anche le procedure di licenziamento hanno un costo, ma di circa cinquecento euro: è ovvio che scegli questa strada. E di solito le persone dalle quali ti vedi arrivare queste sorprese sono le più giovani, educate, quelle da cui meno te lo aspetti. Le persone di una certa età non le ho viste mai comportarsi così: quelle corrono, hanno bisogno di lavorare. I giovani che vogliono essere licenziati sono quelli che poi quando percepiscono la disoccupazione vanno a lavorare in nero in altri locali: è questo che vogliono, ed è triste pensare che dietro hanno una famiglia che probabilmente condivide il loro modo di agire».

Eppure Mirko Tognetti si sente «fortunato: ho tantissimi colleghi in Lucchesia e fuori, nelle grandi città, ai quali più volte è accaduto che un dipendente ci va un giorno e poi cerca subito un accordo bonario per farsi mandare via. I sindacati, spesso aiutando incondizionatamente i dipendenti, non fanno il loro bene. Io penso che si dovrebbe fare una banca dati con i nomi delle persone che si fanno licenziare di continuo e fanno l’altalena tra lavoro e disoccupazione. Nonostante tutto penso che siano un numero, sempre le solite a comportarsi così. Per essere migliori basterebbe un po’ di intelligenza e una briciola di onestà. Finisce che anche se vuoi dare lavoro sei prevenuto, ha paura e anche se la persona ti piace e la assumeresti subito preferisci farle prima contratti a chiamata per conoscerla. Peccato, perché l’entusiasmo di una squadra è tutto sul lavoro. Grazie alla mia squadra e a come lavora abbiamo raddoppiato gli incassi. È inutile: anche se hai il prodotto migliore ma non lo sai presentare, offrire, non vai da nessuna parte. Io scommetto sulla formazione: una settimana a locale chiuso per tutti i nuovi addetti, ovviamente sono ore di lavoro pagate».

Tognetti conclude invocando controlli. «Sulle aziende lo fanno spesso - dice -, da me è venuto l’ispettorato, la finanza. È giusto che gli imprenditori disonesti siano colpiti. Ma si devono fare controlli anche sui dipendenti. Non voglio comunque generalizzare: ci sono anche i giovani con la voglia di lavorare e sfruttati: a chiedere lavoro da me sono venute anche ragazze che lavoravano in locali del centro improntati prevalentemente al turismo. Le pagavano 3,5 euro l’ora. Non potevano andare avanti: spendevano di più per lasciare l’auto al parcheggio».

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