Sicurezza
Maxi ingiunzione al Comune per un esproprio del 1980
Lucca: la Corte europea ha condannato l’Italia e ora il Governo si rivale su palazzo Orsetti, che fa ricorso
LUCCA. Ci sono 340.000 euro che “ballano” nel bilancio del Comune di Lucca. Soldi che arrivano da una vecchissima causa, che affonda le radici oltre 36 anni fa. E per la quale ora il consiglio dei ministri ha chiesto al Comune di pagare questa cifra. Un’ingiunzione alla quale palazzo Orsetti ha risposto con un ricorso d’urgenza di fronte al Tribunale di Roma.
La data X è il 14 gennaio del 1980, in piena Prima Repubblica. Quando il Comune di Lucca occupa due appezzamenti di terreno edificabile per realizzare case popolari. La proprietaria e il Comune, nel 1981 e nel 1985, firmano due atti di cessione, secondo il quale l’amministrazione pubblica versò cinque milioni e mezzo di lire di indennità di occupazione e oltre 24 milioni come “acconto” dell’indennità di esproprio.
L’accordo prevedeva che ci sarebbe poi stato un conguaglio per decidere l’indennità di espropriazione definitiva da versare alla famiglia.
Passano gli anni, e si arriva al 1992. Quando, per farsi pagare, la signora cita il Comune davanti al Tribunale di Lucca. Nel 2000, poi, la causa approdò in corte di Appello a Firenze. Dove una perizia, sulla base di una legge del 1992 (poi dichiarata in parte incostituzionale dalla Consulta), valutò in 283 milioni il valore venale del terreno e a 142 milioni il valore dell’indennità di esproprio. Nel 2004 i giudici fiorentini decidono: alla signora, scrivono in sentenza, dovranno andare 148 milioni di lire fra indennità di occupazione e di esproprio, al netto ovviamente di quanto già versato.
La storia, però, non finisce qui. A fine 2004 l’anziana signora muore all’età di 95 anni e gli eredi decidono di rivolgersi alla Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo intentando una causa contro l’Italia e lamentando il fatto che l’indennità non era adeguata, visto che era calcolata sulla base di un articolo della legge che prevedeva un sostanzioso decurtamento del valore del terreno.
E i giudici della corte di Strasburgo hanno accettato questa ricostruzione. Spiegando, in sostanza, che l’esproprio non rivestiva i requisiti eccezionali che avrebbero permesso di abbattere il valore da pagare all’espropriato. Così, considerati gli interessi decorsi, la Corte ha condannato l’Italia ha pagare 340.000 euro agli eredi. A quel punto, tuttavia, il ministero dell’economia ha deciso di rivalersi sul Comune, notificando il 13 aprile un’ingiunzione a palazzo Orsetti. Che, come detto, ha deciso di portare il tutto in tribunale. «Non è giusto che dobbiamo pagare - spiega il sindaco Alessandro Tambellini -: allora il Comune ha applicato la legge che era in vigore. Non vedo cos’altro avrebbe potuto fare».
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