Il Tirreno

Lucca

Disposti a donare un rene per aiutare l’ex imprenditore

di Luca Tronchetti
Guido Dal Porto
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Guido Dal Porto

Lucca, il 18 maggio pre ospedalizzazione al Versilia per Guido Dal Porto che poi deciderà se operarsi o meno

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LUCCA. Avrebbe fatto volentieri a meno di trovarsi in casa tutti i giorni o quasi emittenti televisive e giornalisti che gli chiedono interviste rinnovando il suo dolore per quel tragico errore sanitario che gli ha rovinato l’esistenza. Ma Guido Dal Porto, 56 anni, l’ex imprenditore di San Ginese di Compito, a cui è stato tolto nel corso di un intervento chirurgico il rene sano anzichè quello colpito da neoplasia, ha scoperto il valore della parola solidarietà. «Almeno un paio di persone mi hanno giurato di essere disposte a donarmi un rene. - dice commosso, trattenendo a stento le lacrime - Ho scoperto un’umanità che sinora ignoravo. E sa cosa le dico? Ho avuto tantissimi attestati sia da gente che non vedevo da trent’anni come un ex compagno di scuola delle medie che vive nel centro cittadino, sia dal personale e dai detenuti del carcere di San Giorgio. Mi hanno scritto lettere e inviato attestati di stima che in questo momento mi fanno bene al cuore e allo spirito. In quella varia umanità che è il carcere ho conosciuto italiani, zingari, marocchini, slavi, albanesi e nel mio piccolo ho rispettato tutti cercando di rendermi utile: scrivendo per loro lettere e ascoltando le loro storie di vita nei momenti di sconforto senza chiedere i motivi per cui erano finiti dentro». Un agente della polizia penitenziaria che da trent’anni lavora alla casa circondariale di San Giorgio ha confidato che in tutti questi anni non ha mai conosciuto in carcere una persona come Guido Dal Porto: «Mi sono domandato - dice - cosa ci stesse a fare in una cella una uomo umile, tranquillo e corretto come lui. Per me resta un mistero».

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La domanda di grazia al magistrato di sorveglianza verrà inoltrata dal legale dell’ex imprenditore - avvocato Veronica Nelli - all’inizio della prossima settimana, forse già martedì. «Ci spero tanto. - dice Dal Porto - In questi momenti oltre all’affetto della famiglia a cui mi aggrappo con tutte le forze mi viene in aiuto una fede che non avevo e che ho trovato proprio in carcere. Quando sono entrato in cella ero un bestemmiatore: mi scagliavo contro Dio e contro la chiesa. Poi in prigione ho conosciuto don Simone, il cappellano del carcere e la mia vita è cambiata. Un crocefisso, una vecchia Bibbia che chissà quanti avevano sfogliato prima di me e pian piano ho riacquistato la fede che mi aiuta a superare gli incubi notturni alimentati dalla malattia. Cosa farò adesso? Il 18 maggio è fissata la pre ospedalizzazione al Versilia come mi aveva prospettato il professor Cecchi. A quel punto deciderò se operarmi o sottopormi a un’altra visita specialistica».

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