Il Tirreno

Lucca

Tre anni tra i terremotati «Penso sempre al Friuli»

di Federica Scintu
Tre anni tra i terremotati «Penso sempre al Friuli»

A 40 anni dal sisma parla Vanda Guidi, una delle donne che partì da Lucca per dare una mano: «Dagli alberi cadevano le foglie ma non era autunno»

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LUCCA. «Siamo arrivati a Venzone il giorno dopo il terremoto: ricordo ancora la sensazione che provai nel sentire la terra che "ribolliva", dagli alberi cadevano le foglie e non perché fosse autunno».

Piange di nuovo Vanda Guidi, a distanza di 40 anni sente ancora il dolore che provò appena vide Carnia distrutta da quello che i friulani chiamano orcolat, il mostro cattivo causa dei terremoti. Anche lei fa parte degli “angeli” di Lucca che, dopo il devastante sisma del 6 maggio 1976, si precipitarono sul luogo della tragedia mettendosi a disposizione per aiutare la popolazione.

«Ero stata incaricata dalla Caritas - racconta - e appena seppi cos’era successo accettai di partire insieme a un’altra decina di persone per portare il mio aiuto. Lucca ha fatto davvero tanto per i friulani». Vanda fruga tra le fotografie e le diapositive di quel periodo cercando di ricordare nomi, facce ed esperienze. Ha sparso tutto sul tavolo: a uno a uno ci mostra i suoi ricordi più preziosi, alternando lacrime e sorrisi.

Ci sono foto con il vescovo di Lucca dell’epoca, Giuliano Agresti con alle spalle una chiesa di distrutta o nella tendopoli che era stata allestita lungo il fiume Tagliamento, dove tutto il gruppo di volontari inviato dalla Caritas si era stabilito prima della costruzione dei prefabbricati.

Poi c'è suor Gemma, del'ordine delle zitine, partita da Lucca e rimasta lì, nel campo, a dare una mano per tre anni. «Avevo 46 anni quando sono arrivata in Friuli - racconta Vanda - avevo appena trascorso un periodo di due anni in Ruanda insieme a don Bosi. Ho dedicato tutta la mia vita al volontariato. A Carnia e a Venzone abbiamo portato tende, materassi e generi di prima necessità. Sono paesi dove sono tornata tante volte anche dopo il terremoto. Non mi stanco mai di guidare verso il Friuli, sono rimasta tanto legata a quei luoghi, a quelle montagne che mi mancano ancora, tutti i giorni».

Vanda passa tre anni a Carnia, anni durante i quali lavora sia nella cucina della tendopoli che nell’assistenza agli anziani.

«Appena arrivati al campo ho visto delle donne - dice Vanda - con le pentole in mano in attesa del cibo e mi sono messa subito al lavoro. Passeggiando in quello che prima del sisma era il centro abitato, ricordo due immagini che mi hanno colpita: il cimitero distrutto con le ossa sparse ovunque e poi una casa crollata esattamente a metà. Al primo piano c'era la camera da letto con alcuni mobili ancora lì - continua Vanda - mentre al piano terra si vedeva il tavolo della cucina: sopra un cestino di uova, erano rimaste intatte».

Vanda Guidi passa anche tutto l’inverno nella tendopoli poi un altro periodo nei prefabbricati, finché le case non sono state costruite di nuovo. «In quegli anni dai friulani non ho visto una lacrima - racconta ancora Vanda - Dicevo: “Come fanno?” Penso che la loro forza derivasse dal fatto che hanno avuto la guerra in casa, sono temprati e non si perdono mai d'animo di fronte alle difficoltà. Le abitazioni se le sono ricostruite da soli dimostrando una dedizione al lavoro e al sacrificio che non è comune». Dopo 27 anni, a Venzone, è stata costruita la nuova chiesa di San Pietro e Vanda, in quell’occasione, è tornata in Friuli. «Il momento dell’inaugurazione è stato bellissimo, commovente - racconta Vanda mostrandoci l'invito alla cerimonia - ho ritrovato il vescovo di Udine dell'epoca, quello di Lucca, Giuliano Agresti e il patriarca di Aquileia».

In quell'occasione però Vanda incontra anche tanti amici friulani, al quale è rimasta legata anche dopo il periodo trascorso a Carnia. «Renato Tosi è stato l'uomo che per tanto tempo si è preso cura della struttura donata dall'arcidiocesi di Lucca ai terremotati. Ora purtroppo lui non c'è più - dice Vanda commossa - ma ciò che ha fatto è ancora lì, visibile a tutti in quel prefabbricato di via Città di Lucca».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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