Sicurezza
Nuova procedura per salvare la coop forestale
Per superare la crisi da sovraindebitamento Terra Uomini e Ambiente taglierà 30 edili
LUCCA. Sessanta lavoratori occupati a tempo indeterminato tra forestali e impiegati, 35-40 a tempo parziale e 25-30 licenziamenti per la maggior parte nel settore edile a fronte di un debito che tra fornitori, soci e imposte si aggira sui 10 milioni con quasi 7 milioni di crediti nei confronti di enti pubblici (Provincia, comuni, unione dei comuni, consorzi di bonifica). Il tutto con l’obiettivo di assestarsi su un fatturato di 10-13 milioni. Questo in estrema sintesi il piano che sarà presentato da Terra Uomini e Ambiente per proseguire in un’attività di cooperativa agricola e forestale iniziata 20 anni fa e che ad oggi crea occupazione per 125 soci-lavoratori. Un piano di salvataggio e rilancio approvato all’unanimità dai soci che non sarà presentato ai giudici del tribunale. Sarà portato a compimento grazie alla nuova procedura del sovrindebitamento attraverso un pool di commercialisti del Consiglio dell’Ordine che formano l’Organismo di Composizione della Crisi e che proprio ieri pomeriggio ha nominato i tre gestori del caso TUA: i professionisti Daniele Baroni, Michela Fantauzzi e Andrea Rossi. Saranno loro a predisporre una proposta d’accordo ai creditori che poi sarà depositata in tribunale per l’omologa. Ma già al momento del deposito del piano eventuali decreti ingiuntivi verranno bloccati dal giudice che ne impedirà l’immediata esecutività.
Un caso nazionale. Sinora il sovrindebitamento era stato utilizzato per piccoli imprenditori, commercianti, privati. Ma il caso di Terra Uomini e Ambiente è destinato a far scuola. Il motivo? La normativa vigente in materia fallimentare prevede che la cooperativa agricola forestale non sia soggetta a procedure fallimentari. Sino adesso infatti le cooperative agricole erano formate in prevalenza da coltivatori diretti di fondi a conduzione familiare che potevano soltanto essere messe in liquidazione. Così quando nel dicembre 2015 i vertici della cooperativa presieduta da Nazzareno Belleggia hanno pensato di chiedere il concordato preventivo sono stati bloccati dai legali e dai commercialisti che dopo aver esaminato bene la natura giuridica della cooperativa hanno rilevato che poteva essere soggetta soltanto alla procedura di sovrindebitamento giuridicamente ineccepibile, ma decisamente anomala in quanto ai numeri: dal fatturato ai soci-dipendenti dai crediti maturati ai debiti contratti.
Guerra tra poveri. La sofferenza per una cooperativa agricola e forestale con un volume d’affari che si aggirava sui 25-27 milioni nel 2012 e in precedenza aveva superato i 30 è iniziata due anni e mezzo fa. Quando gli enti pubblici - principali clienti di TUA - strozzati dai patti di stabilità hanno iniziato a non pagare le fatture emesse dalla cooperativa nonostante la legge prevedesse alti interessi in caso di non ottemperanza nel giro di 30-60 giorni. Non ricevendo le spettanze Terra Uomini e Ambiente ha iniziato a indebitarsi nei confronti dei fornitori arrivando a una cifra di 5 milioni a cui vanno aggiunti i circa 2,7 milioni nei confronti dei dipendenti soci che non riscuotono da 6 mesi e che hanno ottenuto la cassa integrazione nei primi tre mesi del 2016 e sino all’8 aprile scorso. Alla cifra suddetta vanno aggiunti circa 2 milioni relativi alle imposte e all’Iva. Ma a fronte del debito ci sono da registrare crediti importanti pari a 5,4 milioni da enti pubblici (circa 500mila euro dai comuni di Media Valle e Garfagnana, ma decisamente molti di più da comuni della provincia di Massa) e 7-800mila euro da aziende private.
Errori gestionali. In questa storia, inutile girarci intorno, errori di valutazione ne sono stati fatti. Primo tra tutti inserire nella cooperativa agricola forestale il ramo edile sia per la crisi del settore, sia per gli alti costi legati ai materiali e alle forme contrattuali. Nel piano alla voce riduzione occupazionale a tempo indeterminato c’è la dismissione del comparto edile. E sul punto i sindacati unitari - specie la Cgil - sono pronti a dare battaglia nonostante gli ammortizzatori sociali che per edili attraverso il Naspi prevedono due anni di coperturaprima della mobilità.
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