Il dolore
Ascoltato il personale Asl che era in sala operatoria
I carabinieri del Nas di Livorno chiedono l’elenco di chi partecipò all’intervento di asportazione del rene sbagliato all’ex imprenditore Guido Dal Porto
LUCCA. I carabinieri del nucleo antisofisticazioni e sanità di Livorno assieme a quelli del Norm di Lucca hanno chiesto al dottor Sergio Coccioli, dirigente responsabile dell’ospedale San Luca, l’elenco del personale sanitario che si trovava in sala operatoria il 14 aprile scorso durante l’intervento chirurgico di asportazione di un rene al paziente Guido Dal Porto. Il primo passo necessario per poi sentire per delega del magistrato e come persone informate sui fatti i tecnici, gli infermieri e i medici che quel giorno si trovarono in qualche modo a contatto con l’ammalato. Perché la procura - che al momento ha proceduto ad un’iscrizione a modello 44 (quindi senza indagati) per il reato di lesioni gravissime per colpa medica - vuol ascoltare chiunque ha visitato Dal Porto dal momento in cui è stato condotto nel carcere di San Giorgio il 22 dicembre 2015 al momento in cui è stato dimesso dall’ospedale San Luca il 21 aprile 2016.
Il sostituto procuratore Elena Leone si avvarrà anche della relazione degli ispettori inviati dal ministro Beatrice Lorenzin. E comunque non procederà ad alcuna iscrizione nominativa prima di aver letto bene le carte sequestrate dagli investigatori.
Nomina del perito di parte. L’avvocato Veronica Nelli (foto) - che la prossima settimana presenterà per il suo assistito la domanda di grazia al magistrato di sorveglianza - ha nominato il perito anatomopatologo che la affiancherà nell’assistenza legale dell’ex imprenditore di San Ginese. Si tratta del medico legale Stefano Pierotti tra i consulenti più apprezzati del tribunale di Lucca.
Occorrerà attendere ancora una settimana per capire se Dal Porto deciderà di operarsi all’ospedale Versilia dall’équipe del professor Massimo Cecchi, che asporterebbe solo una minima parte il rene sinistro affetto da una neoplasia di circa 10 millimetri, oppure opti per un consulto con uno o più luminari fuori dalla Toscana. L’ex imprenditore continua intanto a ricevere lettere di solidarietà da persone che neanche conosce e da detenuti che gli danno coraggio in questo momento complicato della sua esistenza.
Occhio alle date. Il magistrato si concentrerà soprattutto su tre date: il 5 marzo quando la tac della radiologa Claudia Gianni eseguì una tac all’addome con contrasto rilevando una neo formazione della pelvi renale lunga circa un centimetro e scrisse «a destra» anzichè «a sinistra». Il 7 marzo quando, accompagnato da due agenti della penitenziaria, si sottopose alla visita urologica da parte del dottor Stefano Torcigliani che, senza effettuare ulteriori esami che avrebbero potuto individuare l’errore di trascrizione, ricalcò esattamente la stessa diagnosi. Propose invece al paziente l’intervento chirurgico consigliando un esame in uretroscopia con l’introduzione di un tubo munito di sistema ottico per la ricerca del tumore. Un’indagine che dura 5-10 minuti con il paziente a cui viene applicato un gel anestetico. Quell’esame non venne mai eseguito. Infine il 14 marzo quando in sala operatoria il chirurgo-urologo Torcigliani asportò interamente il rene sbagliato.
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