Attenzione
La procura nominerà due consulenti
Il sostituto Elena Leone ha affidato l’indagine ai carabinieri che dovranno eseguire i sequestri delle cartelle cliniche
LUCCA. Accertare le responsabilità di chi ha prodotto il clamoroso caso di malasanità che ha portato a chirurgo-urologo ad asportare il rene sano di un paziente. È quello che si prefigge il sostituto procuratore Elena Leone a cui è stato affidata l’indagine - al momento senza iscrizioni a modello 21 - dopo l’esposto presentato martedì mattina dal legale dell’ex imprenditore Guido Dal Porto. Che appena ricevuta la delega dal capo dell’ufficio requirente si è messa subito al lavoro operando in due direzioni: la scelta di consulenti tecnici e l’affidamento degli accertamenti iniziali.
I consulenti. Saranno due i consulenti che affiancheranno il magistrato nella meticolosa inchiesta volta a ricostruire dettagliatamente tutte le fasi precedenti all’incredibile errore in sala operatoria. Un medico legale e un urologo con specializzazione nella cura del carcinoma al rene. Professionisti che verranno individuati fuori dalla Toscana. Saranno loro a chiarire al magistrato eventuali valutazioni di comportamento nella gestione del paziente che potrebbero lasciare dubbi. In particolare la procura vuol capire se Dal Porto, prima di essere sottoposto all’intervento chirurgico, era stato sottoposto a tutti gli accertamenti diagnostici necessari per stabilire con certezza la metodologia da usare nella cura della malattia e se era stato adeguatamente informato dell’intervento che i sanitari andavano a compiere. In poche parole se il tumore al rene sinistro lungo un centimetro comportava l’asportazione totale dell’organo oppure si poteva curare recidendo soltanto una parte per poi tenerlo sotto controllo attraverso esami e analisi.
I sequestri. Per affrontare l’indagine il magistrato ha delegato ai carabinieri del Norm una serie di sequestri. Primo tra tutti quello delle cartelle cliniche come richiesto, tra l’altro, nella denuncia presentata dall’avvocato Veronica Nelli, legale della parte offesa che avrebbe già provveduto a nominare un consulente tecnico (un medico legale lucchese) di fiducia. Lo stesso difensore nella sua ampia e dettagliata querela ha chiesto alla procura di acquisire una serie di altri documenti legati alla presenza di personale in sala operatoria e di medici e assistenti che hanno preso in cura Guido Dal Porto dal momento in cui è entrato nel penitenziario di San Giorgio (22 dicembre 2015) al momento in cui è stato sottoposto all’operazione dove - per un errore causato da una lettura sbagliata dopo la tac del 5 marzo - gli è stato tolto il rene destro sano anzichè quello sinistro malato.
La difesa. Intanto i principali indiziati dall’Asl - il chirurgo urologo Stefano Torcigliani e la radiologa Claudia Gianni - stanno iniziando a sondare alcuni studi legali per preparare le loro difese nel caso in cui la procura li iscriva nel registro degli indagati con l’accusa di lesioni gravissime per colpa medica. La dottoressa Gianni avrebbe contattato i legali Carlo Di Bugno e Francesco Guastapaglia che dovrebbero accettare l’incarico difensivo.
Protocollo e costi. Al di là di errori evidenti la sensazione è che, nell’ambito penale delle responsabilità personali, possa appalesarsi un «processo al protocollo». Perché più errori sono stati commessi dalla catena di comando e controllo. Segno che il meccanismo è imperfetto. E sulla pelle delle persone non si può giocare. Perché la salute è il bene più prezioso e la spending review sulla sanità può avere effetti devastanti.
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