Sicurezza
Mancati approfondimenti sulla salute di Dal Porto
Depositato in procura l’esposto-denuncia del legale dell’ex imprenditore Al di là dell’errore gli inquirenti dovranno capire se l’asportazione era necessaria
LUCCA. Un mancato approfondimento diagnostico. È quello, al di là del marchiano errore umano dello scambio dei reni, il punto focale dell’inchiesta che la procura della Repubblica si accinge ad iniziare dopo che, ieri mattina alle 9, l’avvocato Veronica Nelli ha depositato nella segreteria dell’ufficio requirente il dettagliato esposto-denuncia sull’intervento chirurgico avvenuto il 12 aprile scorso. Quello dell’asportazione di un rene - risultato essere sano - all’ex imprenditore Guido Dal Porto a cui una commissione medica composta da 5 operatori Asl ha comunicato lo sbaglio la mattina del 29 aprile scorso recandosi nella sua abitazione di San Ginese quando la notizia era già di dominio pubblico.
Responsabilità più ampie. Perché al di là dei due medici nel mirino - la radiologa Claudia Gianni e il chirurgo-urologo Stefano Torcigliani - c’è da ricostruire il percorso del paziente. E gli interrogativi sono molteplici: era proprio necessario asportare il rene? Erano stati fatti gli esami istologici necessari per capire l’entità della neoplasia non superiore a un centimetro? Se è vero, come dichiarato da Dal Porto nell’intervista rilasciata a «Il Tirreno», che il dottor Cecchi dell’Asl di Viareggio ha assicurato al paziente che il rene «malato» non dovrà essere asportato in toto e quindi non sarà necessaria la dialisi perché l’equipé urologica ha stabilito che l’organo doveva essere totalmente reciso? L’indagini quindi dovrà tener presente di quanto è accaduto dal momento in cui il paziente è stato preso in carico e gli è stata individuata una patologia al momento in cui è stato sottoposto all’intervento. E l’impressione che le responsabilità possano allargarsi non è così peregrina. Servono approfondimenti in ogni direzione: dall’acquisizione delle cartelle clinica a quella degli strumenti utilizzati durante l’operazione prima tra tutti la sonda che l’urologo che ha effettuato l’asportazione del rene ha detto di aver utilizzato senza poter arrivare alla zona ammalata in quanto troppo corta.
L’inchiesta. Sarà adesso il procuratore facente funzioni Giuseppe Amodeo ad esercitare l’azione penale decidendo se occuparsi personalmente della vicenda oppure assegnando il fascicolo nelle mani di uno dei nove sostituti. Ad oggi l’ipotesi configurabile è quella di lesioni colpose gravissime conseguenza di una concatenazione di errori medici. Partiti, stando alla stessa Asl, da una svista del medico radiologo Claudia Gianni, la quale avrebbe trascritto male la collocazione della massa tumorale individuata dalla Tac, scambiando il destro con il sinistro. Un errore che ha prodotto una serie di concause a catena non risolte fino alla data dell'intervento. L'urogolo Stefano Torcigliani ha operato in base a quel referto.
Maxi risarcimento. La salute è il più importante bene primario di un uomo e supera anche la libertà personale. Dal Porto è stato privato di tutto: prima della libertà personale poi della salute. La richiesta di un congruo risarcimento del danno sarà uno dei passi successivi del legale della parte lesa che al momento si concentra sull’individuazione delle responsabilità penali. Nell’esposto, oltre a una dettagliata ricostruzione della vicenda, è stata allegata copia dei riscontri medici compiuti sul suo assistito.
Nuova operazione. Prima di sottoporsi a qualsiasi altro intervento Guido Dal Porto attende il rientro in Italia per un consulto con il professor Franco Carmassi, un luminare nel campo urologico.
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