Sicurezza
Mobilitati per gli affreschi del Volto santo
I proprietari di villa Buonvisi-Spada pensano a una raccolta fondi online per salvare le opere d’arte del Cinquecento
LUCCA. Pagheranno di tasca propria l'intervento di somma urgenza, in modo da poterli mostrare al pubblico senza rischi. Poi chiederanno aiuto per il restauro, promuovendo anche una raccolta fondi on line o crowdfunding, come oggi viene chiamata. Così i proprietari si stanno mobilitando per salvare gli affreschi della cappella gentilizia di Villa Buonvisi-Spada a Monte San Quirico, l'unico ciclo pittorico che si conosca dedicato interamente al Volto Santo e oggi ridotto in pessime condizioni.
La cappella è uno dei pochi beni rimasti in comune della grande dimora cinquecentesca, frazionata in una decina di appartamenti almeno dal secondo Dopoguerra. Negli anni ad aver impedito una decisione riguardo agli affreschi, bisognosi di restauro da molto tempo, è stata proprio la mancanza di accordo tra i vari proprietari. Ma ora, grazie soprattutto alla spinta delle nuove generazioni, tutto questo sembra appartenere al passato. «Siamo decisi ad andare avanti - spiegano alcuni di loro - perché gli affreschi non sono soltanto un nostro bene, ma sono un tesoro per la collettività che vorremmo valorizzare e rendere visibile a tutti».
A lungo collegati al soggiorno di papa Paolo III nella villa in occasione del suo incontro con l'imperatore Carlo V a Lucca nel 1541, gli affreschi - secondo gli storici Ilaria Sabbatini e Stefano Martinelli di Arvo- Archivio digitale del Volto Santo - sono in realtà databili intorno al 1580. «Probabilmente - spiegano gli studiosi - furono commissionati da Benedetto Buonvisi, che nel corso della sua vita ebbe cura di abbellire la dimora di Monte San Quirico. Vi è riconoscibile la mano del pittore massese Agostino Ghirlanda, impegnato a Lucca tra gli anni Settanta e Ottanta del Cinquecento». Il ciclo si sviluppa in otto lunette e culmina nella scena del “Trasporto del Volto Santo a Lucca”, nella quale è ritratto anche il probabile committente, Benedetto, raffigurato nelle vesti di Gonfaloniere di giustizia. È questo l'affresco più deteriorato, per il quale si rende necessario l'intervento d'urgenza. «Lo pagheremo di tasca nostra - affermano i proprietari -, così da poter aprire la cappella alle visite in totale sicurezza e intanto farla vedere al pubblico».
L'avrebbero voluta aprire oggi, per la celebrazione della Santa Croce di maggio ma non è stato possibile per la precarietà dell'affresco, dal quale si potrebbero staccare dei pezzi: troppi rischi sia per il dipinto che per il pubblico. L'appuntamento è solo rimandato. «Noi speriamo a settembre, per la festa dell'Esaltazione della Croce - dicono i proprietari -. Nel frattempo inizieremo a promuovere la raccolta di fondi per il restauro, lunetta dopo lunetta». Chi volesse prendere contatti con loro può rivolgersi ai numeri 340 1651605 e 3388108457. Sembra davvero appartenere al passato, dunque, l'immobilismo che ha portato al deterioramento di questo piccolo tesoro, unico testimone anche del prestigio della villa, non più riconoscibile a causa della divisione, che ha interessato pure il parco. La dimora di Monte San Quirico, insieme a quella di Forci, fu infatti la residenza suburbana più importante dei Buonvisi. Nel 1541 ci dormì il papa; quaranta anni più tardi Michel de Montaigne, durante il suo viaggio in Italia, fu là ospite, rimanendo colpito dai giardini. Le fonti rivelano poi il lungo impegno profuso dai Buonvisi nella dimora, che si protrasse per buona parte del XVI secolo. In seguito divenne proprietà di altri casati, tra cui gli Spada.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
