Finanza
Caso rene, ancora nessuna sospensione
La disciplinare si riunisce mercoledì. I guai di radiologia: carenza di personale e referti compilati giorni dopo gli esami
LUCCA. Si riunirà mercoledì la commissione disciplinare dell’Asl Toscana nord ovest incaricata di valutare la posizione dei due medici, la radiologa Claudia Gianni e l’urologo Stefano Torcigliani, coinvolti nel grave errore che ha portato all’asportazione del rene sano a Guido Dal Porto, il paziente 56enne sottoposto a intervento chirurgico il 14 aprile all’ospedale di Lucca. Oggi verrà stabilita la composizione della commissione formata da tecnici, chiamati dalla direzione sanitaria a valutare l’esatta dinamica dei fatti. Intanto i due medici in questi giorni non sono in servizio: ferie forzate per cercare di tirarsi fuori dal clamore in cui sono finiti i loro nomi.
Al di là delle responsabilità individuali, la vicenda Dal Porto evidenzia il fallimento dell’intera procedura che accompagna il paziente dalla diagnosi all’intervento chirurgico. Referto sbagliato, interruzione dell’esame di approfondimento per problemi tecnici, mancanza di macchinari per leggere le Tac in sala operatoria, assenza di confronto tra radiologo e chirurgo, l’aver operato sulla base di un solo esame. Una sagra degli errori che certo non rassicura i cittadini.
I problemi della radiologia. Nel primo comunicato sulla vicenda l’Asl sottolineava come l'errore iniziale fosse stato commesso in ambito diagnostico. In pratica, la radiologa che ha compilato il referto ha indicato come malato il rene destro anziché il sinistro. Uno sbaglio, ha spiegato il direttore generale Maria De Lauretis, forse determinato dal non aver considerato che il paziente era stato messo prono (a pancia in giù) e non supino come spesso avviene in questo tipo di esami. Un «errore cognitivo che può capitare», ribadiva il responsabile del rischio clinico Massimo Martelloni. Ma nessuno si è soffermato sulle condizioni in cui si trovano a lavorare medici e operatori della radiologia. «Nell’ultimo periodo sono usciti quattro operatori e ne è entrato uno soltanto – spiega l’azienda interrogata sull’argomento – C'è quindi un saldo negativo di tre unità, che l'Asl ha già previsto di colmare ma in tutta la Regione Toscana nei mesi precedenti non c'erano graduatorie a cui attingere. È in fase di predisposizione una nuova graduatoria selettiva che dovrebbe consentire di reperire quanto prima il personale necessario». Un quanto prima che equivale a un troppo tardi. Almeno per il signor Dal Porto.
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Referti posticipati. Da tempo i sindacati denunciano la carenza di personale: «Mancano almeno 4 medici – spiega il dottor Alessandro Di Vito, della Uil medici – Questo influisce sull’organizzazione del servizio. Per cercare di non intasare le liste d’attesa gli esami vengono programmati a distanza di 20 minuti l’uno dall’altro. Questo fa sì che la refertazione slitti avanti nel tempo, a volte anche di giorni. Così il medico si trova a dover leggere le immagini senza avere il paziente di fronte e dopo aver fatto decine di altri esami. Non è facile e in un simile contesto l’errore capita più facilmente».
Radiologa in silenzio. Tutti i protagonisti della vicenda hanno detto loro (Asl, chirurgo, paziente, ministro e assessore regionale). L’unica a rimanere in silenzio è la dottoressa Gianni. È un peccato: sarebbe stato utile conoscere la sua versione e giusto darle l’opportunità di difendersi, visto che tutti (dal chirurgo fino all’azienda) l’hanno chiamata in causa. Per ora a sostenerla ci pensano amici e colleghi: sulla sua pagina Facebook sono comparsi messaggi di solidarietà e di apprezzamento. Una cosa è certa: fare della radiologa la vittima sacrificale sarebbe uno sbaglio. La vicenda Dal Porto rappresenta il fallimento dell’intera procedura di controllo. Una procedura incapace di intercettare anche il più grossolano degli errori umani.
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