Il Tirreno

Lucca

Carbonizzatore Nei piani di Creo i rifiuti ammessi

di Nicola Nucci

Relazione dell’azienda sull’impianto che vuol realizzare compresa la previsione di 20 nuovi posti di lavoro

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CAPANNORI. Quali sono i rifiuti trattati nel carbonizzatore di Salanetti? È uno interrogativi (insieme a quelli su emissioni e prodotto finito) posti dal sindaco di Capannori Luca Menesini sull'impianto di biocarbonizzazione, che la Creo intende realizzare nella zona industriale di Lunata e per il quale c'è un procedimento aperto in Regione. Una delle tante domande sollevate anche dai comitati ambientalisti e dai cittadini che questa mattina alle 10,30, sotto il municipio a Porcari, torneranno alla carica con una manifestazione. Un presidio non solo per dire no al carbonizzatore, ma anche per informare i cittadini sull'impianto che dovrebbe sorgere al confine tra Capannori e Porcari.

Per capire quali rifiuti devono "entrare" nell'impianto il documento da cui partire è la relazione della Creo, pubblicata sul sito dell'azienda. Quarantadue pagine tra le quali è riportata anche una tabella che indica le tipologie dei rifiuti gestiti da un impianto capace, a regime, di "lavorare" fino a 60.000 tonnellate all'anno di rifiuti (180 al giorno). I dieci reattori sono in grado di trattare sfalci e potature, resti di manutenzione forestale, residui da imprese agroindustriali e florovivaistiche, scarti e residui di imprese industriali e commerciali nel settore alimentare e l'organico della raccolta differenziata. Nella tabella si trovano elencati, ognuno con il proprio codice “Cer” i prodotti che possono entrare: scarti alimentari; resti della trasformazione di tessuti vegetali o provenienti da attività agricole; rifiuti provenienti dall’industria casearia, dolciaria e di panificazione, o dalla produzione di bevande alcoliche e analcoliche. E, ancora, scarti della lavorazione del legno da mobilifici, aziende di imballaggi e sugherifici. Tra i rifiuti trattati anche le fibre tessili grezze, nonché vetro e plastica, rifiuti biodegradabili di cucine e mense, rifiuti dei mercati e sfalci di da giardini e parchi. Quanto ai rifiuti prodotti dagli impianti per il trattamento delle acque reflue l'azienda, in una nota, precisa che non saranno trattati fanghi di nessun tipo.

L'impianto, da realizzare all'interno di un capannone esistente (si prevede di bonificare anche la copertura in eternit), dovrebbe funzionerà a ciclo continuo per 330 giorni. Attraverso un processo di carbonizzazione idrotermale trasforma la biomassa ottenendo come prodotto principale fino a 6mila tonnellate di lignite utilizzabile anche come fonte rinnovabile di energia. Il traffico indotto dall'attività è stimato dai 5 ai 10 mezzi pesanti e altrettanti leggeri che arrivano e ripartono dall'impianto.

Quanto agli odori si afferma che il carbonizzatore è paragonabile a un impianto di compostaggio nella prima parte del ciclo di trattamento, dove entrano rifiuti putrescibili, ma che saranno garantite misure per ridurre gli odori con un sistema di chiusura dei portoni in fase di conferimento. Sempre nella relazione si legge che «i nuovi posti di lavoro per la gestione delle attività saranno 20, oltre a quelli dell'indotto, al momento non ancora stimati».

Il procedimento per la richiesta di autorizzazione dell'impianto dal gennaio è di competenza della Regione. Sul progetto hanno presentato osservazioni diversi enti e comitati, tra cui i Comuni di Capannori e Porcari e Arpat.

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