Sicurezza
Riciclaggio internazionale, 6 denunciati
Parte dalla Lucchesia un’indagine delle fiamme gialle che vede coinvolti intermediari e professionisti lombardi e svizzeri
LUCCA. Un’indagine che parte da un controllo effettuato dalla Tributaria della Guardia di Finanza diretta dal tenente colonnello Pierfrancesco Bertini sull’attività di un commerciante di preziosi della Lucchesia in grado di realizzare notevoli proventi e si conclude dopo un paio d’anni con l’iscrizione nel registro degli indagati di intermediari finanziari e commercialisti residenti in provincia di Lecco, di Milano e nel Canton Ticino. In tutto sei persone - cinque lombarde e una elvetica di età compresa tra i 45 e i 60 anni - accusate dalla procura di associazione a delinquere e riciclaggio aggravati dalla condotta transnazionale. Perché al centro dell’inchiesta c’è una società d’intermediazione finanziaria con sede a Lugano e ramificazioni negli Emirati Arabi e nel canton ticino dedita, per l’accusa, al riciclaggio internazionale di provenienza illecita. Per l’accusa si facevano pagare l’opera di intermediazione tra il 2 e il 4% dell’importo trasferito all’estero e ripulito che, complessivamente, ammonta a 3 milioni.
Fatti e personaggi. Oltre al commerciante di oro e preziosi residente in Lucchesia - non si tratta del gestore o titolare di un negozio - si sarebbero rivolti alla società elvetica anche un’altra quindicina di imprenditori di vari settori merceologici della provincia di Firenze, ma anche dell’Emilia Romagna. Contribuenti che disponevano di notevoli somme di denaro provento di truffa, contraffazione e altri reati finanziari e che non riuscivano a giustificare al fisco perchè ottenuti al nero. Il loro obiettivo? Evadere le tasse. A quel punto scendeva in campo la società fiduciaria del Canton Ticino che attraverso imprese schermo si occupava di emettere fatture false. Gli intermediari scendevano sino in Toscana e in Emilia per prendere da commercianti e imprenditori il denaro contante, portarlo in Svizzera e iniziare le operazioni di contraffazione delle fatture in modo da ripulire il denaro ricevuto.
Le indagini. I controlli valutari e la documentazione contabile acquisita dai finanzieri ha permesso, stando all’accusa (l’indagine era diretta dal sostituto Fabio Origlio), di ricostruire le modalità operative dell’organizzazione che offriva ai clienti italiani la possibilità di trasferire in Svizzera, negli Emirati e in altri paradisi fiscali, dietro lo schermo di imprese anonime operanti nel territorio elvetico o nel sud-est arabo, cospicue somme di denaro. I soldi venivano poi reintrodotti e utilizzati dopo essere stati ripuliti in svariati investimenti leciti in pagamento di fatture false emesse nei confronti di imprese estere fantasma.
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