Proteste
Menesini: «Ecco i nostri tre paletti»
Il sindaco di Capannori spiega che vanno sciolti alcuni punti: cosa entra nell’impianto, cosa ne esce e le emissioni
CAPANNORI. Il futuro dell’impianto di carbonizzazione a Salanetti (se ci sarà un futuro per questo progetto) dipenderà dalle risposte che arriveranno a tre domande: cosa ci entra, quali emissioni si hanno durante la lavorazione e cosa ci esce.
«Questi sono i punti fondamentali che dobbiamo affrontare prima di arrivare a parlare di altri aspetti, come la localizzazione, il ritorno per la comunità e l’inserimento in un contesto più ampio».
Il sindaco di Capannori Luca Menesini traccia una linea nella vicenda dell’impianto per creare biocarbone che la Creo vorrebbe realizzare a Salanetti, e per il quale c’è un procedimento aperto in Regione. Ed è una linea che parte (e arriva) lì dove Capannori ha costruito la sua reputazione negli ultimi decenni: la politica per i “rifiuti zero”.
«Certo - dice Menesini - non saremo favorevoli a impianti che vadano contro questa filosofia».
Però c’è chi accusa il Pd - e i suoi “precursori” - di essere quelli che hanno fatto naufragare i vecchi progetti per il compostaggio...
«A questo rispondo facendo notare che dal 1995 al 2015 sono passati venti anni, due maggioranze e quattro sindaci diversi. E certo io non accetto lezioni. Detto questo, da vent’anni parliamo del trattamento della materia organica. Ma in tutto questo tempo possono essere sorte nuove tecnologie. Ha presente com’erano i telefonini venti anni fa?».
La carbonizzazione, come proposta da Creo, può far parte di questa nuova prospettiva?
«Questo è veramente tutto da dimostrare. Bisogna capire se questa tecnologia ha un futuro. E per capirlo bisogna affrontare i tre punti che ricordavo: cosa entra, cosa si emette e cosa ne esce».
E qual è quello più critico?
«Andiamo in ordine. Su cosa entra la risposta è semplice: viene indicato nell’atto di autorizzazione. Lo decidono gli enti».
Quindi niente fanghi?
«Di questa ipotesi non se ne parla nemmeno».
E sulle emissioni?
«Credo che non sia un problema difficile da risolvere. E voglio dire una cosa: ho ben presente che il sindaco è responsabile della salute pubblica, anche in un contesto complesso come il nostro. Ma non voglio essere il “sindaco del no”, che non fa più aprire un’azienda sul territorio. La sfida vera è realizzare, ogni volta che un impianto deve aprire, un “bilancio complessivo” di tutte le emissioni, dirette e indirette».
Rimane il terzo punto, quello del prodotto finale dell’impianto.
«Qui la questione è più delicata. Bisogna capire bene di che cosa si tratta, quale utilizzo può avere e anche se le nostra normativa è pronta a recepire questi materiali. Su questi temi al privato è stato chiesto di fornire integrazioni, sulla base delle quali poi la Regione deciderà».
Il Comune è intenzionato a chiedere l’inchiesta pubblica. Ma era contrario al referendum voluto dai Cinque Stelle. Perché questa differenza di comportamento?
«Semplice: nel caso del referendum ci siamo trovati di fronte a una forza politica che lavora su virgole e cavilli. Loro chiedevano di cambiare una previsione urbanistica che impedisse la nascita di questi impianti su tutto il territorio. Secondo me si tratta di una proposta illegittima. Anche perché oggi tocca ai carbonizzatori, domani magari alle carrozzerie o a qualche altro tipo di attività. Diverso è, invece, quello che avviene con l’inchiesta pubblica nella quale si ha la vera partecipazione di cittadini e comitati, con esperti di alto livello nel ruolo di garanti, che garantiscono un’analisi scientifica del progetto. D’altra parte abbiamo precedenti importanti, come quello degli assi viari o quello dell’impianto Lucart a Diecimo. In ogni caso, voglio far presente che noi ci siamo confrontati e ci confronteremo con la cittadinanza».
Non si sente un po’ messo sotto tiro, politicamente, su questa vicenda: oltre ai Cinque Stelle anche il centrodestra è stato critico.
«Come dicevo, nel caso dei Cinque Stelle siamo davanti a un comportamento che è privo di proposte. Per il centrodestra, invece, siamo di fronte a forze che si pongono in maniera propagandistica ma che poi non presentano osservazioni e obiezioni quando dovrebbero farlo, durante la fase di valutazione ambientale. E come abbiamo fatto noi come Comune e come maggioranza».
Con la riforma delle Province il procedimento di autorizzazione è passato alla Regione. Questo ha influito negativamente sulla possibilità di seguire l’iter?
«Assolutamente no, lo escludo. Gli enti locali stanno facendo in maniera rigorosa il proprio compito. E ancora - bene ricordarlo - non c’è stata alcuna autorizzazione alla realizzazione dell’impianto».
In quale fase siamo? Quali tempi si possono prevedere?
«In questo momento la Regione sta valutando l’assoggettabilità al procedimento di Valutazione di impatto ambientale. Il passaggio di competenze a Firenze ha causato un po’ di ritardo e quindi il procedimento - che dovrebbe durare sulla carta 90 giorni - è rimasto bloccato. Al termine di questo iter la Regione si pronuncerà e, se il progetto sarà sottoposto a Via, la legge prevede che ci sia un percorso di altri 180 giorni, che comprende anche lo svolgimento dell’eventuale inchiesta pubblica, che come detto siamo intenzionati a chiedere».
Come sono i rapporti con i privati che hanno proposto l’investimento a Salanetti?
«I rapporti con i privati ci saranno in una seconda fase, quando avremo stabilito la fattibilità dell’impianto. Hanno detto di aver scoperto l’America, ora ce lo dimostrino».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
