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Traffico ed emissioni, i dubbi della maggioranza

Traffico ed emissioni, i dubbi della maggioranza

Ecco le osservazioni al progetto di carbonizzazione presentate dai gruppi Si contestano anche gli scarichi liquidi che manderebbero in crisi le fogne

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CAPANNORI. Tanti i dubbi e le criticità sul biocarbonizzatore che dovrebbe sorgere nella zona industriale di Salanetti. Sono contenuti nelle osservazioni che i gruppi di maggioranza del Comune di Capannori (Pd, Scelta Popolare, Capannori 2020 e Moderati) hanno inviato alla Provincia sul progetto presentato dalla Creo. E che a distanza di cinque mesi è ancora fermo.

Dopo le proteste dei comitati ambientalisti, Legambiente, i dubbi già espressi a suo tempo da Rossano Ercolini, le osservazioni del Comune di Porcari e di Arpat, nel lungo documento elaborato dalla capogruppo del Pd Silvana Pisani e dalle altre forze della maggioranza si evidenzia come «la tecnologia della carbonizzazione idrotermale finalizzata al recupero di rifiuti organici con produzione di lignite ed elementi solidi fertilizzanti risulta essere ancora in fase sperimentale, senza comprovanti elementi scientifici che ne attestano l'impatto sul territorio e sulla salute della persone ed un'impianto di 60mila tonnellate annue di rifiuti organici. Pertanto ogni valutazione impiantistica con queste caratteristiche necessita la massima prudenza».

Il sito. «In merito alla localizzazione la sede individuata ricade nell'ambito di elevata pericolosità idrualica, quindi necesita di interventi di messa in sicurezza idrualica del sito industriale. Gli scarichi liquidi in fognatura di 48 mc al giorno richiedono un continuo monitoraggio qualitativo e che probabilmente varia a secondo del materiale d'ingresso accolto nell'impianto, che potrebbe rappresentare una forte criticità per la già insufficiente capacità di recepimento della rete fognaria e dell'attuale ed usurato depuratore di Casa del Lupo». Inoltre per quanto concerne «le emissioni in atmosfera E01 ed E02 ci risultano essere materiali inquinanti. Ci domandiamo se escono in atmosfera o se rimangono intrappolati nel prodotto finito a causa delle basse temperature? Confidiamo nelle analisi ed esami specifici (Arpat ed Asl) per avere chiarimenti».

Il traffico. Un altro “nodo” per la coalizione di governo è la movimentazione delle merci. «Nel progetto non vengono rilevate le emissioni prodotte dai circa 20-30 camion al giorno al giorno con rimorchi ed autoarticolati che arrivano e partono dai piazzali dell'impianto. Quanto incidono nell'atmosfera in una zona già altamente inquinata? E sulle emissioni maleodoranti quali garanzie abbiamo che non incidano pesantemente sulla qualità di vita delle persone che vivono nell'area non distante da abitazioni, corti e centri urbani?».

Tecnologia e lignite. Il processo produttivo è in corso in Spagna (a Valencia), «per quantità limitata di rifiuti e bucce d'arancia o assimilati, diversa da rifiuti solidi urbani come quelli indicati nel progetto, si andrebbero a trattare rifiuti solidi urbani e fanghi da depurazione. Sul prodotto finito delle lignite ci domandiamo quale sia la composizione chimica, mancando un riferimento normativo e una classificazione di questa materia o rifiuto. Questo prodotto verrebbe decenerizzato e trasformato in piccoli elementi assimilabili per forma al comune pellet. Il rischio che temiamo - si evidenzia nel documento - è che qualunque sia la natura di questo prodotto l'utilizzo non possa essere diverso dall'incenerimento o in impianti civili o industriali e tutte le sue problematiche».

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