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Lucca

Barga vince al Tar contro Poste italiane

Barga vince al Tar contro Poste italiane

I giudici confermano: gli uffici di Mologno e di Castelvecchio Pascoli devono rimanere aperti

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LUCCA. Il Comune di Barga ha vinto il ricorso al Tar contro Poste italiane che dovrà mantenere lo status quo dei due uffici postali della zona, di cui uno era a rischio chiusura e per l'altro era stato previsto lo stravolgimento degli orari di apertura al pubblico. Niente di tutto questo avverrà perché i giudici amministrativi hanno accolto il ricorso del Comune condannando Poste anche al pagamento delle spese di giudizio.

Più in generale i tribunali amministrativi dell'intera regione Toscana stanno man mano accogliendo i ricorsi dei vari Comuni contro il ridimensionamento che era stato proposto e messo in atto da Poste che alla fine dovrà invece tenere aperti i 57 uffici postali nei piccoli centri che prevedeva di chiudere in tutta la Toscana, nell'ambito del proprio piano industriale, fra i quali diversi in Valle del Serchio e, in particolare, in Lucchesia.

Le motivazioni della sentenza di venerdì scorso a favore del Comune di Barga sono chiare e inequivocabili: «In questa sede, sia sufficiente ricordare che la disciplina comunitaria e quella nazionale assegnano particolare rilievo alle esigenze degli utenti del servizio universale, evidenziando l'obbligo del gestore di garantire il rispetto delle esigenze essenziali, di offrire agli utenti, in condizioni analoghe, un trattamento identico, di evolvere in funzione del contesto tecnico, economico e sociale, nonché delle esigenze dell'utenza, nonché di svolgere un ruolo fondamentale nella funzione di coesione sociale ed economica sul territorio nazional».

Ma il Tar entra nel merito con fermezza proprio per evitare equivoci in merito anche per gli altri ricorsi in itinere da parte di quasi tutti i Comuni toscani coinvolti nel piano aziendale di Poste. «Alla luce delle considerazioni sopra riportate - scrivono i giudici del Tar - la giurisprudenza ha variamente interpretato la facoltà di Poste Italiane di procedere alla chiusura degli uffici postali nell'ottica del contenimento dei costi del servizio universale, affermando: che la chiusura di un ufficio postale non può essere disposta solo per ragioni di carattere economico, senza considerare il criterio di distribuzione degli uffici postali e soprattutto senza ponderare il pregiudizio alle esigenze degli utenti derivante dalla chiusura dell'ufficio individuando valide soluzioni alternative, a tutela della coesione sociale e territoriale. È illegittimo, per difetto di motivazione, il provvedimento di chiusura permanente di un ufficio postale, che faccia generico riferimento ad un piano di efficientamento volto all'adeguamento dell'offerta all'effettiva domanda dei servizi postali in tutti i Comuni del territorio nazionale in ragione del comprovato disequilibrio economico di cui alla erogazione del servizio postale universale».

Vincenzo Brunelli

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