Il Tirreno

Lucca

Una centralina nel parco fluviale

di Luca Cinotti
Una centralina nel parco fluviale

Progetto in Regione con il “no” di Comune e Arpat

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LUCCA. Una centralina idroelettrica nel ben mezzo del parco fluviale. I documenti sono in Regione, dove è in corso la valutazione di impatto ambientale su un impianto progettato dalla Ies (Iniziative energetiche sostenibili), azienda con sede a Brescia.

Non solo Condotto pubblico, non solo fosso, dunque. I cercatori d’acqua dell’energia idroelettrica hanno messo al centro dell’attenzione anche il “bersaglio grosso”, cioè il Serchio nel suo tratto vicino alla città. Il progetto presentato dalla Ies prima in Provincia e poi (dopo lo smembramento di quest’ultima) transitato in Regione, prevede la realizzazione della centralina sulla sponda sinistra, grosso modo in corrispondenza di via del Palazzaccio e all’altezza delle piccole “rapide” sul corso del fiume.

I documenti della Ies prevedono un impianto che abbia due turbine in grado di generare una potenza media di 297,48 kW pari a un’energia media annua 1,61 GW. La portata media annua, cioè la quantità di acqua che dovrebbe essere derivata dal fiume per poi essere restituita dopo il passaggio dalle turbine è di 15.97 m³ al secondo, mentre la portata massima è di 46 m³ al secondo. Valori che, peraltro, sono stati rivisti al ribasso, rispetto alla prima ipotesi.

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Secondo gli studi che corredano la procedura di Via in corso a Firenze, l’impianto non dovrebbe avere - almeno sulla carta - un particolare impatto paesaggistico e ambientale. La parte produttiva vera e propria sarà composta da un canale di 15 in cemento armato che convoglierà l’acqua alle turbine, completamente sommerse. Il locale tecnico, a pochi metri di distanza, avrà sul tetto (piatto) una zona relax per chi si troverà lungo il fiume.

Nonostante questo, sia il Comune che l’Arpat hanno emesso un parere negativo per un paio di questioni urbanistiche. Per Palazzo Orsetti, infatti, l’opera confligge con le regole del Piano paesaggistico della Toscana e «produrrebbe un processo di artificializzazione delle sponde». Il “no” di Arpat, invece, deriva dal fatto che l’impianto sorgerebbe in una zona che il piano comunale di classificazione acustica indica come “residenziale”, nella quale non possono sorgere impianti produttivi. Secondo quanto riportato però nel documento di “Ammissibilità urbanistica dell’intervento” presentato dalla Ies, però, questi problemi verrebbero superati al momento dell’autorizzazione, che varrebbe come variante urbanistica relativamente al solo sito dell’impianto (un po’ come avverrebbe per il nuovo elettrodotto nell’Oltreserchio).

Non è, dunque, escluso che si potrebbe arrivare a un braccio di ferro fra l’azienda e gli enti: le osservazioni possono essere presentate fino a metà maggio, poi la commissione regionale comincerà l’esame per capire se autorizzare o meno la centralina.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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