Il Tirreno

Lucca

Calunnia, condannato sindacalista della Uil

di Luca Tronchetti
Calunnia, condannato sindacalista della Uil

Lucca, quattordici mesi in abbreviato al rappresentante provinciale per aver denunciato per truffa la Lazzi

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LUCCA. Una condanna in sede penale ai danni di un sindacalista che segna un punto netto di demarcazione nella relazioni tra lavoratori e azienda. Un esposto orale alla guardia di finanza del rappresentante provinciale di un’organizzazione sindacale porta inizialmente alla denuncia e all’apertura di un procedimento penale dei vertici delle autolinee Fratelli Lazzi spa. Ma una volta che l’autorità giudiziaria chiude la vicenda con un’archiviazione i vertici aziendali della Lazzi denunciano a loro volta il sindacalista con l’accusa di calunnia. E ieri mattina il gup Silvia Mugnaini lo condanna con rito abbreviato evidenziando così la sussistenza di un’ipotesi dolosa anzichè colposa. Nei guai finisce il lucchese David Zullo, all’epoca dei fatti segretario provinciale e oggi segretario regionale della Uil Trasporti, condannato con lo sconto di un terzo della pena derivato dal rito a 14 mesi di reclusione con i benefici di legge. Il suo legale Francesco Frezza, lette le motivazioni, ricorrerà in Appello.

I fatti. La vicenda risale al 15 ottobre 2012. David Zullo, dipendente Clap e sindacalista Uil trasporti provinciale, partecipa a un’assemblea delle Rsu delle autolinee Lazzi relativa alla richiesta di cassa integrazione prima di 30 e poi di 50 dipendenti (personale impiegatizio) della costituenda società Lazzi srl - nata da una cessione di ramo d’azienda delle autolinee Fratelli Lazzi - a cui era stato assegnato il controllo dell’area Lucca-Pistoia-Arezzo e Valdarno. Nel corso dell’incontro le rappresentanze sindacali unitarie lucchesi interne all’azienda mettono in guardia il segretario provinciale Uil trasporti sulla bontà della richiesta di cassa integrazione per i 50 impiegati. Il motivo? Stando ai sindacati aziendali i dipendenti erano «costretti» a fare lo straordinario e soprattutto erano stati assunti sei nuovi lavoratori «segno, stando alle Rsu, che la crisi rappresentata non è veritiera». Con quelle premesse il sindacalista si era rivolto alle fiamme gialle attraverso un esposto orale nel quale denunciava la situazione facendo intendere in maniera più o meno esplicita che le autolinee Lazzi stavano mettendo in essere una truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Zullo, esercitando la sua azione sindacale, avrebbe però omesso di verificare la veridicità di quanto appreso dalle rappresentanze sindacali interne. Perché i sei lavoratori in questione non erano stati assunti ex novo, ma reintegrati in seguito ad una causa di lavoro e lo straordinario era effettuato su base volontaria dagli stessi dipendenti aziendali.

Dall’assoluzione alla denuncia. Così quando la Guardia di Finanza ha inviato l’esposto alla procura di Firenze c’è stata l’iscrizione nel registro degli indagati dei vertici della Lazzi. Ma nei loro confronti non si è svolto alcun processo perché la procura non ha trovato riscontro di quanto denunciato e ha provveduto a chiedere e ottenere l’archiviazione. Da lì la denuncia del sindacalista per calunnia, un reato che presuppone il dolo quindi la volontarietà da parte del sindacalista di arrecare un danno per sapendo di fornire elementi non veritieri. E sul punto si discuterà sicuramente in Appello.

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