Il Tirreno

Lucca

IL NOSTRO MONDO DI ARROGANTI

di FLAVIA PICCINNI
IL NOSTRO MONDO DI ARROGANTI

FLAVIA PICCINNI. Ci sentiamo i migliori di tutti. Ci sentiamo in grado di giudicare chiunque, e in dovere di difendere, per motivi del tutto incomprensibili che spesso ci creiamo da soli, il nostro...

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FLAVIA PICCINNI. Ci sentiamo i migliori di tutti. Ci sentiamo in grado di giudicare chiunque, e in dovere di difendere, per motivi del tutto incomprensibili che spesso ci creiamo da soli, il nostro piccolo mondo antico. Crediamo che uno spazio sia nostro solo perché è sempre stato così, o perché per un tempo limitato ne abbiamo goduto. Ci convinciamo, soprattutto, di essere eterni dimenticando che siamo tutti di passaggio. Un passaggio rapido, piuttosto doloroso, difficilmente felice, sicuramente incerto.

I migliori, come scriveva Sergio Atzeni, passeranno sulla terra leggeri. Tutti gli altri verranno ricordati per piccole cose, inezie, ricordi personali di altri che, nel migliore dei casi, saranno trasmessi per un certo numero (limitato) di anni. E poi? E poi niente. Il buio, oltre nessuna luce. È questo quello che mi viene in mente guardando con orrore il video che da tre giorni spopola sui social network e che ha come protagonista Boris Egorov e i dipendenti di Mondodisco, negozio sulla passeggiata di Viareggio. Per chi non lo avesse visto (e sono davvero in pochi) o per chi non ne avesse sentito parlare (ancora meno) la sintesi è piuttosto semplice: Boris Egorov è un artista di strada noto come "l'uomo delle bolle" e qualche giorno fa ha scelto di posizionarsi per produrre le sue gigantesche bolle accanto al noto negozio di musica e dvd viareggino. Non siamo qui a sindacare sulla performance di Egorov (che personalmente trovo gradevole), ma su quello che ne segue: due dipendenti di Mondodisco, con una veemenza e un'aggressività incredibile, prima lo offendono e minacciano, poi il più giovane dei due procede a offrirgli gratis una doccia. Sì, avete letto bene: un ragazzo si avvicina dicendo «qui c'è sporco» e provvede con una pompa a spruzzare il povero Egorov ripetutamente, invitandolo ad allontanarsi da quello spazio che lui considera "suo".

Il gesto è stato condannato in modo unanime dalla rete, dai politici locali, dall'opinione pubblica ed è terminato con scuse pubbliche del responsabile del negozio a Boris Egorov. Non è il caso di sindacare (almeno qui) sulla sincerità del gesto, né sulla reazione del web che ha invaso la pagina facebook del negozio di recensioni negative (almeno 3000), inviti al boicottaggio e commenti poco gentili. Non è il caso, nemmeno, di sindacare sul personale di Mondodisco: le immagini parlano da sole, e non esistono scuse per ignorarle e dimenticarle.

È il caso, forse e piuttosto, di ragionare dell'arroganza che pervade tutti noi, che ci fa credere i migliori in ogni campo, che ci porta ad avere un atteggiamento sfidante e violento in ogni momento della nostra vita, convinti che urlare di più, spingere di più, aggredire di più sia l'arma vincente. E che un'altra arma vincente sia ignorare il prossimo, chiunque esso sia. Mi hanno fatto molto riflettere le parole di Giulia Presentini, derubata nel suo negozio, che ha inseguito i ladri per le vie del centro: «Urlavo, ma nessuno ha fatto niente». Ecco. Siamo la capitale del volontariato, eppure ignoriamo chi ci sta vicino. Aggrediamo chi ci pare più debole, più bisognoso. Siamo degli avvoltoi. Non credo che i dipendenti di Mondodisco avrebbero avuto uguale atteggiamento se davanti non si fossero trovati un anziano inerme. Non credo che avremmo provato piacere se, derubati, avessimo chiesto aiuto per la strada e tutti ci avessero ignorato. Pretendiamo dagli altri attenzioni come se fossero doveri, crediamo che gli altri debbano portarci rispetto e considerare la realtà allo stesso modo in cui la consideriamo noi, ma li ignoriamo quando non ci sono utili, quando non abbiamo bisogno di loro, quando possono fare qualcosa per noi. Buona domenica!

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