Il Tirreno

Lucca

Vendevano oro rubato ai gioiellieri Sequestrati sei chili di preziosi

di Sabrina Chiellini

Inchiesta per ricettazione partita da Pontedera, finiti nei guai anche alcuni artigiani orafi lucchesi Nella refurtiva braccialetti, monete, collier e anche costosi orologi Rolex, Omega e Pateck Philippe

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ALTOPASCIO. Se c’era da acquistare dell’oro a buon prezzo, perché a consegnarli nei loro laboratori di artigiani orafi o nelle loro gioiellerie erano direttamente i ladri, non si tiravano indietro. Potevano essere orologi Rolex, compreso il prestigioso modello Daytona, così come semplici braccialetti con i coralli o collier d’oro.

Tra ladri e ricettatori ormai c’era un accordo: dopo il furto - chissà quante famiglie avranno lasciato nella disperazione - la refurtiva spariva subito perché veniva portata all’acquirente di fiducia. Bastava fondere l’oro e smontare le pietre preziose e i giochi erano fatti. E l’acquirente poteva essere l’artigiano orafo di Pontedera, come il gioielliere di Cascina, di Lucca o di Cecina.

Sono sei gli orefici al centro di un’indagine della Procura della Repubblica di Pisa, portata avanti dai carabinieri del Norm della compagnia di Pontedera, iniziata ormai più di un anno fa. L’altro giorno, dopo numerose perquisizioni eseguite a Pontedera, Pisa (dove abita uno degli indagati che ha un negozio a Cascina), Ponsacco, Cascina, Bibbona, Cecina, Lucca, Altopascio e Montecarlo di Lucca, è stato messo un ulteriore punto fermo nella ricostruzione di un’articolata intesa tra un gruppo di stranieri, che gli inquirenti ritengono responsabili di diversi furti nelle abitazioni, e i commercianti di oggetti preziosi. Spesso i commercianti erano in contatto tra di loro e si spostavano nelle città dove arrivava la refurtiva. In questo modo i carabinieri della compagnia di Cecina già a novembre scorso avevano intercettato numerosa refurtiva, circa due chili di oro, che stavano per essere trasportata in provincia di Lucca. Da lì sono iniziate altre indagini con servizi di controllo su persone sospettate di compiere i furti e che poi si rivolgevano al gioielliere di “fiducia”.

Dopo una lunga attività di indagine, l’altra mattina, sono state eseguite numerose perquisizioni nelle attività degli orefici e nelle loro abitazioni, oltre che a casa di persone sospettate dei furti. Le perquisizioni hanno permesso di recuperare oltre 4 chili e mezzo di oggetti d’oro, quasi tutti sequestrati a un orafo di Pontedera, 55 anni, originario di Napoli. Di tutto, di più: orologi, monete, bracciali, orecchini, anelli, spille e pure lingotti. Ci potrebbe ancora essere un tesoro nascosto. Uno dei due fratelli gioiellieri di Lucca si è infatti rifiutato di aprire una grossa cassetta di sicurezza che è stata sequestrata e che potrebbe contenere altro materiale di provenienza furtiva.

Gli oggetti sequestrati, come è stato spiegato dal capitano Massimo Ienco, comandante della compagnia dei carabinieri di Pontedera, saranno catalogati. In seguito le foto saranno pubblicate sui siti dell’Arma e dei quotidiani, sempre con l’intento di rintracciare i proprietari (ovviamente sarà necessaria la denuncia del furto) dei monili preziosi. Compresi due orologi Rolex, un Omega e un Patek Philippe. A Lucca in viale Puccini i carabinieri hanno sequestrato parte di un laboratorio orafo artigiano clandestino, in quanto non risulta avere le necessarie autorizzazioni. Sotto sequestro è finita anche una cassetta di sicurezza che il gioielliere lucchese, residente ad Altopascio, si è rifiutato di aprire ma che sarà presto controllata, come hanno spiegato i carabinieri.

Le indagini, così è stato spiegato, vanno avanti anche nei confronti di altre persone che sono sospettate di compiere furti nelle abitazioni della provincia di Pisa, ma non solo.

I reati che vengono contestati agli indagati, a seconda dei ruoli nella vicenda, vanno dalla ricettazione al riciclaggio.

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