Il Tirreno

Lucca

Tutore dilapida il patrimonio del disabile

di Luca Tronchetti
Tutore dilapida il patrimonio del disabile

Avvocato e docente universitario di 65 anni accusato di essersi impossessato in sei anni della somma di 280mila euro

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LUCCA. Il tribunale lo nomina tutore di una persona affetta da gravi disturbi mentali e lui, in poco più di sei anni, anzichè compiere il mandato affidatogli dal giudice dilapida il patrimonio del disabile effettuando prelievi indebiti per un ammontare complessivo che si aggira sui 280mila euro. A finire nei guai con l’accusa di peculato, in quanto incaricato di un pubblico servizio, un noto avvocato e docente universitario versiliese di 65 anni. Nei suoi confronti la procura chiede il rinvio a giudizio e al momento sono in corso trattative di carattere risarcitorio con la parte civile per cercare di attenuare la pena detentiva superiore ai tre anni di reclusione.

I fatti. Nel 2006 il noto legale viene nominato dal giudice, in sostituzione di un altro avvocato andato in pensione, come tutore di un uomo di poco meno di 45 anni residente a San Leonardo in Treponzio interdetto da tempo per gravissimi problemi di natura mentale. Il padre prima di morire lasciò all’unico erede un patrimonio tra beni immobili, titoli e azioni di oltre 400mila euro. Un lascito che doveva essere utilizzato per assistere quel giovane sfortunato incapace di intendere e di volere e bisognoso di assistenza e cure a causa di quell’irreversibile handicap mentale. Uniche eredi di quel disabile due zie residenti una nella Piana e l’altra negli Stati Uniti. Passano gli anni e nel 2012 l’invalido si ammala gravemente e finisce i suoi giorni al San Cataldo.

La denuncia. E proprio con la sua morte che emerge la verità. Alle zie subentrano i cugini del de cuis ed eredi naturali del patrimonio familiare. E lì emergono le anomalie da cui scaturisce l’azione penale. Sul conto corrente ci sono poco più di 40mila euro. Così nel 2014 parte una denuncia alla procura della Repubblica e l’allora sostituto Fabio Origlio delega l’indagine alla Compagnia della Guardia di Finanza. Emerge uno spaccato tutt’altro che edificante. Non c’è traccia negli uffici della volontaria giurisdizione del tribunale di Lucca del rendiconto imposto dal giudice tutelare sulle operazioni effettuate in nome e per conto del disabile e che il tutore deve depositare nei periodi di tempo stabiliti dalla legge in realtà. Le fiamme gialle scoprono che il docente universitario versiliese nel corso degli anni ha effettuato parecchi prelievi di importi pari a mille euro e si risale alla data di emissione degli assegni che il professionista ha staccato non ha favore dell’invalido, ma per fini del tutto personali.

Ammissioni e spese. Ascoltato dagli inquirenti l’avvocato versiliese, che in passato è stato anche legale della presidenza del consiglio dei Ministri, ammette alcune circostanze. Per difficoltà di natura economica è stato costretto ad impiegare quel denaro per curare la madre e la compagna. Ma i finanzieri, spulciando i prelievi sul conto dedicato, scoprono pure che i soldi del minorato mentale sono stati spesi dal professore universitario per pagare le rate di una macchina acquistata in leasing, per la retta universitaria dei figli, per pagare dei debiti contratti per l’affitto di uno studio professionale nel centro storico di Lucca. Stando all’accusa di recente avrebbe finito di pagare debiti contratti con Equitalia e versato 24 dei 32mila euro spettanti alla clinica San Cataldo che aveva ospitato nella fase conclusiva della sua esistenza il disabile interdetto che lui avrebbe dovuto assistere e rappresentare in tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione oltre, ovviamente, che ad occuparsi del suo benessere e della sua crescita personale seguendo il principio è quello del buon padre di famiglia.

Rinvio a giudizio e parte civile. Inutile dire che di fronte alle accuse la procura chiese il rinvio a giudizio con i cugini del disabile mentale defunto parte lesa nel procedimento. Il noto avvocato adesso rischia in abbreviato una pena superiore ai tre anni di reclusione (il reato è punito dai 4 ai 10 anni di reclusione). La nuova udienza preliminare davanti al gup Riccardo Nerucci è fissata per metà maggio.

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