Il Tirreno

Lucca

Acqua nel fosso c’è l’ipotesi di deviazione

di Gianni Parrini
Acqua nel fosso c’è l’ipotesi di deviazione

Baccelli: la portata è tornata ai livelli storici ma in caso di criticità sposteremmo il canale

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LUCCA. «Nessuna eccezionalità: la portata del condotto pubblico è tornata ai suoi livelli storici, lo dimostrano le foto d’epoca. In ogni caso, faremo un incontro con il Genio civile e Comune per valutare la situazione: se dovessero emergere delle criticità non si esclude la possibilità di deviare il corso del canale». È un problema di correnti (e forse non solo idriche) quello del corso d’acqua che si snoda da Ponte a Moriano a Pontetetto, lambendo le Mura cittadine. Il consigliere regionale, nonché ex presidente della Provincia, Stefano Baccelli prende la parola per spiegare cosa sta succedendo nel condotto pubblico, dove i livelli dell’acqua sono insolitamente alti, tanto che l’amministrazione del sindaco di Lucca Alessandro Tambellini ha mandato una diffida alla società che gestisce il l’impianto idroelettrico di Saltocchio. «Intervenite sulla regimazione delle acque», questo il messaggio partito da palazzo Orsetti dopo che il capogruppo Pd Francesco Battistini ha sollevato la questione in consiglio comunale, manifestando preoccupazione per gli allagamenti a San Martino e San Colombano.

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Secondo Baccelli, che all’epoca in cui era presidente della Provincia fu uno dei principali sponsor del progetto volta a realizzare tre piccole centrali idroelettriche lungo il condotto, la situazione è perfettamente normale. «La portata del canale è tornata ai suoi livelli storici, anzi è ancora leggermente al di sotto – spiega Baccelli – Siamo intorno ai 4-4,5, metri cubi al secondo mentre negli anni ’50-’60 viaggiava intorno ai 5. Le foto d’epoca lo dimostrano. Mi sembra che si stia generando un eccessivo allarme sulla vicenda: il ritorno a questi livelli era previsto nel progetto di straordinaria manutenzione che prevedeva la realizzazione di tre centraline idroelettriche». L’intervento di cui parla Baccelli fu presentato all’inizio del 2015: prevedeva la realizzazione (con fondi privati) di tre mini-centrali sui siti in cui erano i vecchi mulini: una a Marlia, la seconda a San Pietro a Vico e la terza alla ex Cantoni a San Marco. Le prime due sprigionano una potenza di 100 Kw, mentre l’ultima a circa 80 Kw. In conferenza stampa, l’allora assessore alla difesa del suolo Diego Santi spiegò: «La portata dell’acqua aumenterà: questo migliorerà sensibilmente le condizioni dei canali d’irrigazione che nascono proprio dal condotto pubblico».

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Al momento, però, più che i vantaggi si notano le problematiche (o presunte tali) che l’intervento ha comportato. «Credo che siano preoccupazioni fuori luogo – spiega Baccelli – e non vorrei che finissero col penalizzare il completamento del progetto, che prevede la realizzazione di altre tre mini-centraline (all’ex Molino Maionchi, al Mulino San Iacopo in centro e all’ex Manifattura Tabacchi). I problemi c’erano quando il livello era basso: quante morie di pesci abbiamo visto? – ricorda Baccelli – In ogni caso, in via cautelare, ho condiviso con il responsabile del Genio civile e l’assessore regionale Fratoni la diminuzione della portata a 3 metri cubi al secondo, in attesa di un incontro tra il Comune e lo stesso Genio civile per fare alcune verifiche. In particolare sulla grata della sortita di San Colombano, che dovrebbe manutenere Sistema ambiente. Inoltre ho chiesto di fare una verifica sul tratto del canale che passa accanto ai paramenti, per valutare se ci sia la necessità di fare un ulteriore dragaggio o addirittura di deviare il corso del condotto lontano dalle Mura. Come ridisegnarlo? Questo dovrà dirlo la Soprintendenza, visto che parliamo di un’area sottoposta a vincolo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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