Finanza
Incendio NEL COMPITESE
Potrebbe tornare l’ordinanza che vieta l’accensione di roghi per pulire i campi, stavolta non per ridurre lo smog, ma contro il rischio incendi. Lo annuncia il sindaco di Capannori Luca Menesini,...
CAPANNORI. È stato denunciato il giovane che lunedì pomeriggio aveva acceso un fuoco nei suoi campi, dietro la chiesa di San Giusto, innescando involontariamente l’incendio che ha devastato 30 ettari di bosco sulle colline del Compitese. Era stato lo stesso giovane, impegnato nelle pulizie del proprio oliveto, a dare l’allarme. Ma questo non gli eviterà, appunto, una segnalazione penale, ma lo stesso rischia anche molto di più: in casi del genere è previsto non solo il risarcimento di tutti i danni provocati, ma anche i costi di spegnimento. Costi che, in questo caso, non sono certo poca cosa, visto che l’incendio ha richiesti l’intervento di oltre 100 persone (dal corpo forestale ai vigili del fuoco, dai volontari dell’antincendio al personale del Comune), due elicotteri e un aereo Canadair, con le operazioni che tra spegnimento, bonifica e monitoraggio sono andate avanti fino a ieri (quando in mattinata l’elicottero è dovuto intervenire nuovamente per bloccare sul nascere ogni ripresa del fuoco). Accendere quel rogo, in quel posto e in quelle condizioni, viene spiegato dal Comando provinciale del corpo forestale, viola la legge, che vieta i falò quando c’è troppo vento e in prossimità di aree boschive, condizioni che sono state riscontrate anche in questa circostanza.
Intanto ieri mattina è proseguito il via vai di mezzi e personale sui luoghi dell’incendi, tra volontari Vab, personale del Regione Toscana e del Comune, corpo forestale. Le fiamme ormai erano scomparse, anche se ogni tanto, qualche nuovo pennacchio di fumo, alimentato dalle braci ardenti rimaste sotto la cenere, cominciava a levarsi nuovamente dalle due colline interessate dall’incendio di lunedì. In particolare in un punto del fronte principale, quello del bosco alle spalle di San Giusto (il primo a prendere fuoco), ieri si alzava ancora parecchio fumo. Ma l’immagine complessiva della collina era angosciante: completamente annerita, con il sottobosco distrutto, gli alberi di pino, in molti casi ridotti a un semplice tronco annerito e, nell’aria, ancora un forte e acre odore di bruciato. Ci vorrà del tempo prima che la natura riesca a coprire le ferite prodotte dal fuoco di lunedì, come dimostrano altre foreste, spostandosi in zona, vittime negli anni passati di altri incendi: nonostante il sottobosco ricresciuto le tracce delle fiamme passate sono ancora più che evidenti.
Più limitati, da un punto di vista delle dimensioni, i danni sull’altro fronte dell’incendio, quello dal lato di Sant’Andrea: una macchia nera sulla collina da cui ogni tanto si levava ancora un po’ di fumo, anche se in modo meno consistente. Eppure, nonostante le dimensioni ridotte rispetto all’incendio consumato sull’altro versante, era stato proprio questo secondo fronte a preoccupare di più. Questo perché se per l’incendio di San Giusto c’era una spiegazione (l’incidente dell’olivicoltore), per questo restava difficile trovare un perché. La distanza dal primo incendio sembrava infatti eccessiva per spiegare il tutto con qualche tizzone ardente portato dal vento. Un incendio, insomma, che aveva riportato alla mente l’estate del 2015, con un giovane piromane (poi scoperto e denunciato) che aveva preso di mira proprio questi boschi («L’anno scorso io ne ho contati 11», ci racconta uno degli abitati della zona).
Ma, anche se l’ipotesi dolosa in quel caso non può essere esclusa con certezza assoluta, la spiegazione più probabile resta proprio quella di un tizzone ardente: la distanza era notevole certo, ma anche il vento non scherzava, e soffiava proprio in direzione del secondo fronte. E tra gli abitanti di San Giusto c’è chi ha proprio visto le faville muoversi nell’aria verso la collina di fronte da cui, dopo poco, è partito il secondo incendio.
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